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– Era andato a trovare il figlio, ma lui non voleva parlargli. Così avrebbe pensato bene di estrarre un coltello per convincerlo.
Di questo è accusato un agricoltore 60enne di Capranica, finito a giudizio per minaccia aggravata.
I fatti sono dell’estate del 2009. L’uomo si è fermato sotto casa del figlio, poco più che ventenne. Da anni il ragazzo non abita più con lui.
Quando ha visto il padre, non ha voluto saperne di parlargli. “Vattene via!”, gli avrebbe detto più volte. Lui non solo non se n’è andato ma, secondo l’accusa, ha impugnato un coltello lungo venti centimetri. Poco dopo, è accorso anche il cognato del ragazzo. E’ stato a quel punto che l’uomo ha rinunciato. “Tanto ti vengo a cercare…”, avrebbe detto al figlio allontanandosi.
Una frase che l’accusa ha interpretato come una chiara minaccia, aggravata dall’uso del coltello. Per la difesa, invece, era solo “la promessa di un padre che non voleva rassegnarsi ai rifiuti del figlio”. Il coltello, secondo l’avvocato Giuliano Migliorati, era semplicemente un arnese da lavoro, insieme alla ronchetta e alle forbici trovate in macchina. Da qui, la richiesta di assoluzione.
Il pm Sabrina Galeazzi dissente e chiede la condanna a quattro mesi. L’avvocato di parte civile Antonella Fiore Melacrinis ricorda i precedenti importanti del 60enne: “In passato, ha avuto un divieto di avvicinamento ai figli”. I suoi figli denunciarono episodi terribili: a una avrebbe rotto la mandibola; un’altra l’avrebbe colpita più volte sul fondoschiena con un martello. Più le botte al figlio e alla moglie, morta nel 2006. La donna era gravemente malata, ma il marito, secondo l’accusa, non ci credeva. Per mesi avrebbe continuato a dirle di rimboccarsi le maniche e di andare a lavorare.
Alla morte della donna, il figlio, che continuava a vivere in quella casa per proteggere la madre, è andato a vivere con la sorella e il marito.
Per quell’inferno quotidiano, fatto di ordini, botte e divieti, l’uomo fu condannato a due anni e un mese dal giudice di Viterbo Gaetano Mautone. Ha dovuto versare una provvisionale di 20mila euro ai figlia.
La difesa ha fatto appello. Oggi, intanto, arriverà la sentenza per la minaccia a mano armata.
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