Imputato condannato per tentata violenza sessuale
Viterbo – Ci prova con la moglie dell’amico ricoverato in ospedale e la minaccia: “Ti do due schioppettate e poi ti imbalsamo”. Ieri è stato condannato a un anno e due mesi per tentata violenza violenza sessuale mentre è stato assolto dall’accusa di stalking. Dovrà inoltre risarcire la vittima versandole una somma di 3500 euro.
Il pubblico ministero Arianna Mariotti aveva chiesto una condanna a un anno e otto mesi di reclusione. Ma il collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, sentita la difesa, ha prosciolto l’imputato dall’accusa di atti persecutori nei confronti della parte offesa, che si è costituita parte civile al processo.
L’imputato, un sessantenne difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache, sarebbe arrivato a minacciare di morte la moglie del suo migliore amico per costringerla a fare sesso con lui, mentre il marito era ricoverato in un ospedale della capitale per gravi problemi di salute.
Presunta vittima una 58enne rimasta a vivere da sola a Capranica all’epoca dei fatti, avvenuti nel 2019.
“Ti do 50 euro se stai con me”, le avrebbe proposto quando, a situazione ormai degenerata, le avrebbe dato, anche sulla pubblica via, davanti agli anziani radunati nel centro del paese, della “mignotta, puttana, quanti ne hai presi oggi, chi ti scopi?”.
“Sono stata costretta a trasferirmi a Roma, perché quello che per dieci anni è stato il miglior amico del mio compagno non la smetteva di tormentarmi e mettermi le mani addosso”, ha riferito la donna lo scorso 18 gennaio, alla prima udienza del processo, dove è giunta scortata dai carabinieri perché la volta precedente non si era presentata.
“Ti do due schioppettate e poi ti imbalsamo, così nemmeno diventi vecchia”, l’avrebbe minacciata. Di fronte al suo rifiuto, avrebbe anche minacciato di ucciderle i cani. E dopo il suo trasferimento nella capitale avrebbe preso ad aspettarla alla fermata del bus. “L’ho anche ripreso, posso produrre il video fatto col telefono”, ha rivelato in aula la parte offesa.
Per cacciarlo di casa, una volta lo avrebbe preso a ombrellate. “Voleva entrare a tutti i costi, sapendo che non c’era mio figlio. Un’altra volta mi ha messo una mano sul sedere perfino davanti a lui. E quando mio figlio l’ha redarguito perché mi toccava, gli ha risposto che era per aiutarmi a salire le scale. Mi metteva sempre le mani addosso”, ha sottolineato.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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