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– Sono accusate di aver tentato un furto in un appartamento. In tre e tutte donne.
Una specie di banda “Occhi di gatto”. Con una piccola differenza: erano tutte incinte.
I fatti risalgono al 15 aprile del 2006. Le tre, tutte straniere e sulla trentina, hanno cercato di svaligiare un’abitazione in via Piave, a Viterbo.
Purtroppo per loro, è andata male. Hanno fatto appena in tempo a rovistare in camera da letto e ad arraffare qualche oggetto di scarso valore. Il rientro improvviso dei padroni di casa ha scombinato i loro piani, facendole finire prima in arresto e poi a processo.
“Le hanno sorprese nell’atto di scavalcare la recinzione – ha spiegato ieri, in aula, un poliziotto intervenuto per bloccarle -. Sono scappate via di corsa, ma i padroni di casa le hanno inseguite”.
Una, affaticata e in avanzato stato di gravidanza, è stata fermata a piazza Crispi. Le altre due nei pressi dei giardinetti. Anche loro hanno detto ai poliziotti di essere incinte. La conferma è arrivata poco dopo, dagli accertamenti in ospedale. La dolce attesa, in ogni caso, non è bastata a risparmiare le manette. Due di loro sono tuttora in carcere. Della terza si sono perse le tracce.
Sul banco dei testimoni, ieri mattina, anche un tabaccaio, che aveva visto la “più incinta” delle tre scappare trafelata. “Si vedeva che era stanca e non ce la faceva a continuare – ha raccontato al giudice Rita Cialoni -. Le ho detto di fermarsi, ma lì per lì non capivo. Solo quando l’ho vista nascondere un cacciavite sotto una macchina ho realizzato. Poi è arrivata la polizia, con i padroni dell’appartamento”.
Il processo continua a ottobre.
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