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Viterbo - Condannato a sette mesi - Cinquemila e trecento euro il bottino della truffa ai danni di una coppia di coniugi

Promette finanziamento regionale e sparisce nel nulla

di Francesca Buzzi
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La Corte d'Assise

– Era un cliente assiduo della loro pizzeria, diceva di lavorare alla Regione Lazio e di occuparsi di prestiti in favore delle attività commerciali.

Così, una coppia di coniugi, lei titolare del locale e lui in quel momento disoccupato, hanno deciso di fidarsi e di iniziare una pratica per la richiesta di un finanziamento regionale rivolto proprio a chi aveva intenzione di ampliare il proprio commercio.

“Ci ha assicurato di lavorare per la Regione Lazio e che ci avrebbe aiutato con la compilazione di una domanda per la richiesta di un finanziamento – ha spiegato in aula la donna -. Lo conoscevamo, anche se non bene, da molto tempo, perché frequentava spesso la mia pizzeria. Giorno dopo giorno abbiamo acquisito una sorta di confidenza finché, appunto, abbiamo accettato il suo aiuto nel portare avanti questa pratica di cui parlava”.

L’uomo, che diceva di essere di Grotte Santo Stefano, avrebbe quindi presentato alla coppia tutti i documenti necessari da compilare portando addirittura come esempio un’altra pratica dello stesso tipo, che diceva di aver già iniziato con un altro conoscente.

“Ci ha mostrato una cartellina con tanto di logo della regione – continua la donna – contenente una pratica simile alla nostra, ma per una tabaccheria. A quel punto ci siamo fidati e gli abbiamo pagato 300 euro in contanti che dovevano servire per le pratiche di bollo e di presentazione della richiesta all’ente”.

Tutto sembrava filare liscio. Finché non è arrivato il giorno stabilito per presentare tutto il fascicolo in regione.

“Siamo partiti in macchina da Viterbo – ha continuato in udienza il marito della donna – e prima di arrivare a Roma gli abbiamo consegnato i cinquemila euro che ci aveva chiesto in contanti. A suo dire quella somma sarebbe stata una parte del finanziamento che poi avremmo ricevuto, quindi non sarebbero dovuti essere soldi persi”.

Ma una volta arrivati nel fatidico stabile della regione l’uomo se l’è svignata.

“Ci ha chiesto di aspettare in macchina mentre lui presentava un pass o qualcosa del genere – hanno detto entrambi i coniugi in aula di fronte al giudice – ma noi non l’abbiamo mai più visto. L’attesa era sempre più lunga. Poi abbiamo capito di esser stati truffati e siamo tornati da soli a Viterbo. Senza di lui, senza i cinquemila euro e anche senza la documentazione che l’uomo si era portato con sé”.

Per tentare di avere notizie la coppia è andati a bussargli anche a casa. Ma qui hanno trovato soltanto i suoi genitori, prima la madre e in un secondo momento il padre, che però non gli hanno saputo dire nulla di utile.

Secondo le indagini successive svolte dalla procura di Viterbo sarebbe emerso che il nome dell’uomo sparito coi soldi non corrisponde a nessun dipendente della regione Lazio.

Nei suoi confronti è quindi partito un processo con l’accusa di truffa. Il pm Paola Conti ha chiesto per l’uomo, di cui comunque si sono perse le tracce, una pena di nove mesi e 200 euro di multa. Il giudice Eugenio Turco lo ha condannato a sette mesi con la condizionale.

 


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4 maggio, 2013

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