Montefiascone – (sil.co.) – Lo scuolabus riparte dalla fermata lasciando a terra la figlia scesa per fare pipì, la madre va a protestare in comune poi denuncia per abbandono di minore l’assistente della cooperativa che, secondo l’accusa, non avrebbe badato che la piccola fosse a bordo del mezzo.
La madre si è inoltre costituita parte civile con l’avvocato Boccolini, ieri sostituito dal collega Domenico Gorziglia, al processo davanti al giudice Roberto Cappelli in cui è imputata la donna, difesa dalla legale Orietta Celeste.
I fatti risalgono al 5 ottobre 2018 quando lo scuolabus, con una trentina di studenti a bordo, mentre era diretto verso Fastello, dopo la sosta alla fermata del bar Ranucci dove sarebbero scesi abitualmente 4-5 ragazzini, avrebbe proseguito la sua corsa, lasciando a terra la bambina che, trovandosi da sola, avrebbe chiamato disperata la madre, spiegandole in lacrime l’accaduto e chiedendole in preda a una crisi di panico di andare a recuperarla.
Ieri è stata sentita come ultima teste dell’accusa la dipendente del comune cui la mamma si è rivolta per avere informazioni sulla cooperativa che gestiva i servizi.
Per la difesa, invece, è stato ascoltato l’autista che presumibilmente quel giorno era alla guida del pulmino, il quale ha detto che ai bambini pensava l’assistente e che lui era concentrato sulla guida, spiegando che alle fermate c’erano comunque sempre dei genitori con le auto ad aspettare i figli. Tra i testimoni della difesa anche un papà, che ha riferito le stesse cose.
Il difensore di parte civile ha sottolineato: “La problematica qui è che la bambina non doveva scendere”. Al riguardo l’autista, al riguardo aveva detto: “Non mi è mai capitato di dovere aspettare a una qualche fermata un bambino che aveva chiesto di scendere per un bisogno urgente. Se una tale richiesta ci fosse stata, me ne ricorderei”.
Fatto sta che la bambina è stata recuperata a una fermata che non era la sua dalla mamma, che ha sporto querela contro l’assistente.
Il processo riprenderà dopo l’estate.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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