Viterbo – (sil.co.) – Prende a testate la compagna e siccome è originario della Calabria la minaccia: “Se mi lasci, faccio venire i miei parenti che te la faranno pagare, a te e alla tua famiglia”.
Protagonista un trentenne residente in un centro dell’Alta Tuscia, tuttora sottoposto a divieto di avvicinamento e finito a processo per maltrattamenti in famiglia col giudizio immediato, disposto dal gip Giacomo Autizi su richiesta della procura della repubblica di Viterbo.
Il procedimento a suo carico, in cui il trentenne è difeso da Mirko Bandiera e la ex è parte civile con l’avvocato Angelo Di Silvio, entrerà nel vivo a marzo davanti al giudice Ilaria Inghilleri con l’ascolto dei primi due testimoni dell’accusa.
I presunti maltrattamenti sarebbero andati avanti dal 2019 al 2021.
Era il 21 marzo di due anni fa, prima domenica di primavera, quando, in seguito all’ennesima aggressione, è calato definitivamente il sipario sulla coppia, con la denuncia dell’odierno imputato e il conseguente allontanamento dello stesso dalla parte offesa, una giovane anche lei trentenne.
Nel corso delle indagini dei carabinieri, coordinati dal pm Franco Pacifici, è emerso che l’imputato avrebbe maltrattato la propria convivente “con costanti, reiterate condotte di violenza verbale, fisica e psicologica”.
“In particolare – si legge nel capo d’imputazione – mortificandola con offese del tipo ‘questa è casa mia’, ‘vai via’, ‘non vali niente’, ‘guarda che zoccola che sei’, ‘sei come tua madre'”.
Il trentenne avrebbe inoltre inflitto percosse alla sua ex, minacciandola: “In particolare sottolineando le sue origini calabresi, dicendole che le avrebbe fatto togliere il figlio e che comunque se l’avesse lasciato sarebbero venuti suoi parenti della Calabria che gliel’avrebbero fatta pagare a lei e alla sua famiglia, stingendole spesso le braccia e i polsi fino a farle male e assoggettandola in tal modo anche psicologicamente”.
Come detto, risale al 21 marzo 2021 l’ultimo violento episodio che ha convinto la vittima a sporgere denuncia. Al culmine dell’ennesima discussione, l’ex convivente l’avrebbe presa a schiaffi in faccia e testate sullo sterno.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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