La foto dei volatili abbattuti
Blera – (sil.co.) – Non era un bracconiere, ma soltanto un cacciatore. Per questo ieri il giudice Roberto Cappelli ha assolto con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, un presunto cacciatore di frodo finito nei guai il 29 ottobre 2017.
Era una domenica mattina, quando è stato sorpreso dalla polizia provinciale con due uccelli morti nel portabagagli della macchina, indicati come appartenenti a due specie protette, un frosone e uno strillozzo.
L’accusa ha chiesto per l’imputato una condanna a un’ammenda di 600 euro. Ma la lunga e agguerrita requisitoria del difensore Remigio Sicilia ha convinto il giudice dell’innocenza del cacciatore, un allevatore molto noto a Blera, titolare di un’azienda agricola non lontana dal parco Marturanum.
L’avvocato si è soffermato sulla normativa vigente relativa ai passeriformi della famiglia dei fringillidi, cui appartengono frosone e strillozzo, secondo il legale entrambe specie cacciabili all’epoca dei fatti.
La difesa si è poi spesa in una minuziosa descrizione delle caratteristiche che distinguono lo strillozzo dal tordo, mostrando al giudice la foto dei volatili abbattuti, allegata alla nota stampa diffusa in seguito all’operazione, sottolineando come gli stessi operanti, pur esperti, avessero avuto all’inizio dubbi tra l’uno e l’altro uccello.
Secondo l’accusa il presunto bracconiere, consapevole di essere in difetto, alla vista degli agenti avrebbe cercato di nascondere il fucile, poi ritrovato in macchina assieme a numerose cartucce di diverso calibro e ai due volatili abbattuti.
“Impossibile – ha fatto notare il difensore – visto che gli agenti viaggiavano su un’auto senza i colori d’istituto, per cui il mio assistito non avrebbe avuto motivi per temere e tantomeno per dileguarsi, cercando di darsi alla fuga, peraltro in pratica sul suo terreno e tanto più essendo conosciutissimo da tutti nella zona”.
Il giudice Cappelli, dopo una breve camera di consiglio, ha assolto l’imputato con la formula più ampia.
– Uccide uccelli protetti e li nasconde
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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