Viterbo – (sil.co.) – Si scaglia contro i carabinieri che stanno portando suo marito in caserma, moglie finisce a processo per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Ieri è stata assolta con formula piena.
“Ti mozzico”, avrebbe urlato la donna, insultando e minacciando di aggredire uno dei militari intervenuti, che secondo lei avrebbe perseguitato e si sarebbe accanito contro l’uomo.
Era settembre 2018. Parte offesa un carabiniere in particolare, nei cui confronti la moglie avrebbe covato dei rancori per vicende relative a pregressi problemi giudiziari del coniuge.
Prima che l’uomo venisse condotto in caserma, l’imputata se la sarebbe già presa col militare, motivo per cui era accusata di resistenza a pubblico ufficiale, accusa per cui è stato chiesto il proscioglimento, essendo avvenuta con modalità e in in un contesto in cui nulla avrebbe potuto fare per evitare che il marito venisse portato via.
Poi la stessa scena si sarebbe ripetuta negli uffici, dove anche lei si sarebbe recata al seguito del marito, facendo scattare l’ulteriore accusa di oltraggio, per cui ieri l’accusa ha chiesto la condanna a quattro mesi di reclusione, avendo minacciato e insultato sia il carabiniere che l’intera arma.
Nessun oltraggio a pubblico ufficiale per la difesa, secondo cui l’imputata si sarebbe soltanto ripetuta, senza una effettiva volontà né possibilità di fare alcunché oltre a inveire, gridando frasi sconclusionate.
Il giudice Silvia Bartollini, dopo una breve camera di consiglio, ha assolto l’imputata perché il fatto non sussiste.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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