Viterbo – (sil.co.) – Finisce con la macchina in una cunetta sulla Cassia Nord e poi a processo per avere provocato un incidente con feriti mentre era alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.
Vittima e imputata la giovane che era alla guida e solo parte offesa il fratello, che viaggiava sulla stessa vettura guidata dalla sorella come passeggero.
A processo davanti al giudice Silvia Bartollini una giovane del capoluogo, difesa dall’avvocato Giuliano Migliorati.
Verso le 10,30 del primo giugno 2020, in tempi di scarso traffico e tanti controlli, a causa delle restrizioni dovute all’emergenza Coronavirus, sarebbe stata alla guida di una vettura, su cui stava viaggiando in direzione Viterbo assieme al fratello quando, incrociando una macchina in quel momento ferma sulla corsia opposta, ha perso il controllo dell’auto che si è capovolta, schiantandosi nella cunetta.
Sul posto sono intervenuti sia i carabinieri che la polizia stradale, che ha effettuato i rilievi di rito e chiamato il 118 per il trasporto in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle dei due fratelli, trovati già fuori della macchina dai soccorritori, rimasti entrambi feriti nel sinistro.
“Da prassi, trattandosi di un incidente con feriti – ha spiegato uno dei poliziotti intervenuti – sono stati richiesti ai sanitari accertamenti sia sul tasso alcolemico, sia relativi agli stupefacenti. La conducente, come ci è stato poi riferito nel pomeriggio in ospedale, è risultata positiva ai cannabinoidi”.
Tra i testimoni dell’accusa sentiti ieri dal giudice, anche il conducente dell’altra vettura, il quale non ha però nemmeno assistito all’incidente, essendosi accorto dell’accaduto solo successivamente, quando la vettura era già capovolta nella cunetta. “Alla mia auto non è successo nulla, non è stata proprio toccata”, ha sottolineato.
La sentenza è stata rinviata a prima dell’estate.
– Scontro sulla Cassia Nord, due feriti
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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