Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Pur non conoscendola, rispondo con affetto alla lettera della signora Abello.
Signora, non sono un docente dell’istituto in questione e non sono al corrente delle dinamiche che hanno interessato suo figlio/a, la invito però a riflettere su quanto segue: la scuola e le famiglie devono lavorare a braccetto, Sempre in ogni caso.
Mettere così tanto in dubbio l’operato dei docenti (siano essi dell’Istituto Ruffini o di altri istituti poco importa) è una manovra molto scorretta da parte di un genitore, e non ha alcun fondamento educativo.
L’istituto Ruffini è conosciuto dal tempo dei tempi per essere molto selettivo e per avere uno standard molto alto. Non posso credere signora che lei e tutti gli altri genitori non ne foste al corrente quando avete segnato i vostri figli.
La motivazione della sesta ora, che lei adduce come alla base del crescente abbandono scolastico, mi permetta, è priva di fondamento: la sesta ora quando andavamo a scuola noi (non so che età abbia Lei, io sono del 1974) era di prassi. E per il giorno successivo studiavamo le materie che dovevamo studiare oppure prendevamo un bel 4 sul registro. Non potevamo nasconderci dietro alle gonnelle di mamma, anzi i genitori ci mettevano in punizione se prendevamo un brutto voto, e ci rimanevamo finché non avevamo recuperato.
Perché signora, questa è la vita, la scuola insegna come funziona la vita, che è dura e piena di sacrifici, specialmente se si vuole arrivare in alto. In una visione meritocratica, chi studia di più va avanti, chi studia di meno rimane indietro, o sceglie un percorso di studi più adatto alle proprie inclinazioni. Non dobbiamo raccontare delle frottole ai nostri ragazzi! Il percorso liceale non va bene per tutti!
Purtroppo signora, noi docenti riscontriamo ogni giorno quanto i genitori abbiano perso la loro funzione educativa: è più facile delegare i no e le frustrazioni alla scuola. I genitori di oggi vogliono fare solo la parte dei poliziotti buoni, elargire premi e concessioni.
Troppo spesso incontriamo genitori che difendono i figli a spada tratta dicendo: “Non si merita l’insufficienza, ha studiato tutto il pomeriggio”. Mentre invece i ragazzi chiusi in camera chattano, giocano, guardano i video su TikTok e Instagram per ore. Dopo cena o la mattina presto fanno i compiti, o peggio li copiano dai compagni.
La superficialità e l’irresponsabilità sono dilaganti, lo vediamo in classe tutti i giorni: molti studenti non si presentano alle interrogazioni programmate da 15 giorni perché il giorno prima non hanno potuto studiare.
Certo, non sostengo che i ragazzi siano tutti così, ci sono anche quelli che studiano con passione e dedizione, ma sono una quota minoritaria, mi creda.
Un genitore responsabile non dovrebbe chiedere alla scuola di “stupidificare” gli argomenti, o ai docenti di non assegnare esercizi per casa con la motivazione che i ragazzi hanno troppo da studiare… Un genitore responsabile non dovrebbe incolpare la scuola per gli insuccessi del proprio figlio/a. Piuttosto bisognerebbe aiutarli ad approfondire gli argomenti, ad appassionarsi, a fare autovalutazione, a vincere sulle normali frustrazioni.
Non c’è una ricetta univoca per andare bene a scuola, però in primis i ragazzi dovrebbero stare più attenti in classe e prendere appunti, così a casa ripassano solamente; dovrebbero studiare lasciando il cellulare spento in un’altra stanza e soprattutto dovrebbero essere incoraggiati a prendersi delle responsabilità nei confronti dello studio e del loro futuro…. Solo così li aiutiamo davvero a crescere, non crede?
Anna Chiara Berni
– Silvia Abello: “Studenti del Ruffini, in molti cambiano scuola o abbandonano gli studi”
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