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Tribunale - Una 20enne ripercorre le violenze e le persecuzioni subite dall'ex convivente poi rimette la querela: "Voglio solo vivere tranquilla"

“E’ entrato dalla finestra di notte e mi ha spaccato un quadro addosso”

di Francesca Buzzi
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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

– “E’ entrato di notte rompendo la finestra della mia camera. Mi ha spaccato un quadro sulla schiena, poi ha continuato a picchiarmi con schiaffi e pugni. Voleva a tutti i costi che tornassi con lui, ma io non ce la facevo più”.

A raccontarlo è una ragazza giovanissima che ora ha 24 anni, ma che all’epoca dei fatti ne aveva appena 19.

Mercoledì mattina ha ripercorso in udienza, di fronte al giudice Eugenio Turco, tutta la vicenda, iniziata nel 2008 e continuata per diversi mesi, fino a maggio del 2009. Il suo ex ragazzo ora dovrà rispondere di stalking, maltrattamenti in famiglia e violazione di domicilio.

“Siamo stati fidanzati tre anni in tutto – ha ricordato la ragazza partendo dall’inizio – e a giugno del 2008 abbiamo deciso di andare a vivere insieme, a Fabrica di Roma. Presto però la convivenza è diventata un inferno. I litigi erano continui e lui diventata molto violento. Diverse volte mi ha aggredito con schiaffi, botte e insulti di ogni tipo. In un’occasione mi ha anche spinto giù dalle scale”.

Reazioni esagerate che pare fossero scatenate da una gelosia morbosa. “Gli dava fastidio tutto – continua – anche che io frequentassi l’università. Una volta mi ha preso il telefono mentre stavo parlando con un compagno di studi e gli ha urlato di non chiamarmi mai più. Per tentare di calmarlo alla fine avevo anche lasciato la facoltà”.

Il rapporto, ormai, era diventato insopportabile per la ragazza. Nel febbraio del 2009 lei decide di lasciarlo e di trasferirsi a Viterbo con altre due amiche con le quali frequentava l’università, che nel frattempo era riuscita a riprendere. Ma lui non si dà per vinto. Vuole rivederla, parlarle, portarla via con sé. E così una notte prova a bussarle alla porta.

“Mi ha chiesto di entrare – prosegue la ragazza – ma io ho richiuso subito la porta. Non volevo vederlo, avevo paura. Pensavo che averlo cacciato fosse bastato per togliermelo di torno, ma non è stato così. Poco dopo, mentre stavo in camera da letto, ho sentito dei rumori provenire dalla finestra che si affacciava su un balcone al primo piano. E’ stato un attimo. Ha rotto la finestra con un colpo ed è entrato. Era una furia. Ha staccato un quadro con una cornice a giorno dalla parete e me l’ha spaccato sulla schiena. Poi mi ha continuato a tirare pugni e schiaffi tenendomi ferma sul letto”.

In casa in quel momento c’era anche un’altra delle tre ragazze che vivevano nell’appartamento. Insospettita dai rumori è arrivata per capire cosa stesse succedendo, ma lui non si è lasciato intimorire. “Mi ha preso con la forza e mi ha chiuso in cucina – ricorda la ragazza -. Diceva che dovevo a tutti i costi andare via con lui quella sera altrimenti non mi avrebbe lasciata. Io a quel punto per paura e per chiudere al più presto quell’incubo gli ho detto che l’avrei seguito e che sarei tornata con lui. Poi è arrivata la terza coinquilina, lui ha avuto paura che chiamassimo la polizia e si è convinto ad andare via”.

La giovane, appena 20enne, pur se intimorita e scossa, decide di non sporgere querela. “Lui ha anche un bambino – spiega al giudice – e io per quieto vivere ho sempre cercato di evitare fino all’ultimo”.

Ma le persecuzioni non finiscono. Passano altre settimane, un mese circa, e una sera la ragazza si trova in discoteca con un’amica. Sta bevendo qualcosa al bancone del bar e vicino a lei c’è un ragazzo.

“Non ci stavo neanche parlando con questo ragazzo – spiega ricostruendo i fatti -, ma lui chissà cosa avrà pensato. Me lo sono visto arrivare vicino in un secondo. Ha dato un pugno a lui, che io nemmeno conoscevo, e poi mi ha preso per i capelli e trascinata per terra in mezzo al locale”.

A quel punto è intervenuta la polizia e la ragazza ha ricostruito tutti gli episodi dei mesi trascorsi. “Io vorrei solo vivere tranquilla – ha concluso -. Non voglio accanirmi contro di lui. Ora sono mesi che non si fa più vivo e quindi posso anche ritirarla la querela. Spero solo di poter vivere la mia vita”.

Il processo, comunque, continua perché alcune delle accuse per le quali l’uomo è imputato non decadono con la remissione di querela. La prossima udienza è stata fissata per il 10 ottobre.

Francesca Buzzi


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13 maggio, 2013

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