Civita Castellana – (sil.co.) – Assolti con formula piena dopo sei anni dall’accusa di avere rubato 5mila euro di legname due operai di 46 e 48 anni parenti tra loro e la titolare 42enne di una società boschiva di Civita Castellana.
Dal 2017 erano accusati di furto aggravato in concorso perché si sarebbero impossessati di 2900 quintali di legame per un valore attorno ai cinquemila euro di proprietà di una imprenditrice 71enne titolare di una grossa azienda agricola.
Era il 5 aprile 2017 quando a un controllo, l’imprenditrice agricola si sarebbe accorta del taglio di tre ettari di bosco di essenze quercine da parte degli imputati che avrebbero fatto propria senza titoli la “refurtiva”.
Scattata la denuncia, presso la stazione dei carabinieri forestali di Civita Castellana, per i tre imputati, difesi dall’avvocato Alberto Parroccini secondo cui era al più ravvisabile l’inadempimento contrattuale ma non il furto, si è aperto un lunghissimo processo penale, dai toni civilistici, a colpi di consulenze, che si è chiuso con l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” soltanto la settimana scorsa davanti al giudice Silvia Bartollini.
Secondo la presunta vittima, dal controllo del taglio del bosco ceduo quercino di sua proprietà in via di utilizzazione da parte della ditta boschiva “acquirente” effettuato in data 5 aprile 2017, c’era stato uno sconfinamento di circa 3 ettari sul bosco di sua proprietà, con prelievo abusivo di circa 2900 quintali di legna.
Tale porzione di bosco venduta alla ditta sarebbe stata completamente delimitata con doppio anello rosso per una superficie di circa 10 ettari, pari a quasi la metà dell’intera superficie boscata.
In realtà, secondo quanto emerso, invece di 21 ettari di legno di essenze quercine, nel lotto venduto, ci sarebbe stata una superficie sottaciuta di tre ettari a pioppo.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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