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Tribunale - In aula la testimonianza shock della figlia di una vittima di stalking - La donna è morta prima del processo all'ex marito

“Mia madre dormiva col coltello sotto il cuscino per paura che mio padre la uccidesse nel sonno”

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Viterbo – (sil.co.) – “Mia madre era arrivata a dormire con un coltello sotto il cuscino, per paura che di notte mio padre la uccidesse nel sonno”. La madre è morta, qualche mese fa, per cui al processo contro l’ex marito, al suo posto, ha testimoniato la figlia. La donna si era costituita parte civile contro il padre della giovane. La difesa ha provato a sollevare la questione del decesso, ma l’udienza è andata comunque avanti per sentire la figlia, anche lei parte offesa.


Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo


La figlia della presunta vittima ha testimoniato ieri, con un filo di voce, davanti al giudice Ilaria Inghilleri. È una 25enne residente in una frazione del capoluogo, chiamata a ripercorrere in un’aula di tribunale le vicende che hanno portato il padre ad essere imputato per stalking a distanza di un anno dalla fine del matrimonio, quando lui se ne è andato di casa, nella primavera del 2018.

Due anni prima la moglie, per riuscire a sbarcare il lunario, si era trasferita per un periodo a Roma a fare la badante h24, tornando a casa solo ogni due settimane e per le feste comandate. 

Risale al 2 gennaio 2019 l’ultimo atto di una lunga serie di vessazioni e atti persecutori, poche settimane prima che l’uomo finisse in carcere per scontare una condanna diventata nel frattempo esecutiva. 

“Mia madre era arrivata a dormire con un coltello sotto il cuscino, per paura che di notte mio padre la uccidesse nel sonno”, ha confermato la giovane, su richiesta dell’accusa, cui ha dovuto rievocare anche fatti accaduti in un tempo lontano, quando lei aveva 15-16 anni. E anche di quando era più piccola.

Il padre si sarebbe trasformato in un orco ogni volta che beveva: “Quando facevo le medie, praticamente tutte le sere- E tutte le sere riempiva di botte davanti a me la mamma. E’ pure finita in ospedale”.

“Tra le tante che le ha fatto, cui ho assistito, una volta ha annaffiato la mamma col tubo dell’acqua gelida”, ha detto, citando uno degli episodi più scioccanti.

Avrebbe anche tolto alla moglie il telefonino “per impedire a mamma di chiamare i carabinieri” e le avrebbe sottratto le chiavi della macchina “prendendo le contravvenzioni che poi non voleva pagare, per cui picchiava la mamma quando arrivavano”.

Il 2 gennaio 2019, quando già viveva a casa della sorella a Roma, l’imputato sarebbe piombato a casa della ex e della figlia, scavalcando il cancello e scagliandosi contro la porta, dal momento che la donna aveva cambiato la serratura, costringendo la figlia ad aprirgli “per evitare che la buttasse giù”. 

Saputo della morte della ex moglie, avvenuta pochi mesi fa, si sarebbe ripresentato a casa della figlia, che è  rimasta a vivere da sola nell’abitazione. “E’ venuto a fare casino per dirmi che, visto che la mamma è morta, vuole riprendere possesso della casa e tornare ad abitarci lui”, ha detto la 25enne. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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24 marzo, 2023

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