Il carcere di Mammagialla (nei riquadri, Nicola Russo e un drone)
Viterbo – (sil.co.) – Droga col drone a Mammagialla, sarà processato dopo l’estate il pericoloso camorrista, legato a uno dei clan più temuti del Casertano, che avrebbe tra l’altro minacciato di uccidere un pm, detenuto in regime di carcere duro al 41 bis, che la sera dello scorso 2 agosto si sarebbe fatto recapitare “al volo”, direttamente alla finestra della cella, 250 grammi di hashish e un telefonino.
Davanti ai giudici del tribunale di Viterbo, con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, danneggiamento e possesso dei telefonini, è finito Nicola Russo, 40 anni, di Castel Volturno. Arrestato per associazione di stampo camorristico dalla squadra mobile di Caserta il 28 febbraio 2017 a Gaeta, è ritenuto vicino ai Casalesi.
Al processo “viterbese”, rinviato ieri al prossimo autunno, sarà difeso da un avvocato del foro di Roma.
– Droga col drone a Mammagialla, direttamente alla finestra di un camorrista al 41 bis
Si sarebbe trattato di un drone acquistato ex novo, per evitare la riconducibilità dell’attrezzo al fotografo. Il viaggio invece potrebbe essere stato organizzato a Napoli, anche se non sarebbe stato chiarito da dove l’apparecchio sarebbe materialmente partito.
Il viaggio del drone non è sfuggito alla sorveglianza degli agenti della polizia penitenziaria del carcere di massima sicurezza di Viterbo. Era più o meno l’ora di cena di martedì 2 agosto.
I poliziotti, che sembra stessero effettuando un servizio di osservazione mirato, hanno intercettato l’aeromobile “a pilotaggio remoto” in volo sopra il supercarcere di Viterbo e la destinazione finale all’altezza di una cella del 41 bis, bloccando il destinatario dell’invio proprio mentre il drone gli sganciava il “pacco” sulla mano tesa, sporta dal detenuto fuori della finestra, in cui era riuscito ad aprire all’uopo un piccolissimo varco. Giusto lo spazio per inserire tra le sbarre di protezione un palmo aperto.
Il piccolo velivolo” portava al detenuto, che è stato arrestato in flagranza di reato, un involucro contenente due etti e mezzo di hashish e un telefonino, mentre sarebbe stato lo stesso recluso a guidare il drone nell’ultima arte del viaggio, usando per indicargli la posizione giusta un altro cellulare munito di gps introdotto clandestinamente in carcere, che teneva nell’altra mano e che gli è stato sequestrato nel corso del blitz.
Il detenuto, insomma, avrebbe indicato lui stesso dalla cella il punto esatto in cui far planare l’aeromobile. Una versione che sarebbe stata in gran parte respinta due giorni dopo dal diretto interessato, durante l’interrogatorio di convalida dell’arresto.
Sarà processato da un giudice del tribunale di Viterbo per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, danneggiamento (le sbarre della finestra) e per il possesso dei telefonini.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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