Milano – Alfredo Cospito non sconterà i domiciliari nella casa della sorella a Soriano nel Cimino. I giudici del tribunale di sorveglianza di Milano hanno deciso infatti che l’anarchico, in sciopero della fame da oltre cinque mesi, rimarrà all’ospedale San Paolo di Milano sempre in regime di 41 bis.
Alfredo Cospito
Nel rigettare l’istanza della difesa, i giudici hanno stabilito che Cospito dovrà rimanere nel reparto di medicina penitenziaria dell’ospedale San Paolo di Milano, dove è recluso da diverse settimane sempre in regime di 41 bis ma sotto costante controllo clinico. I legali di Cospito avevano chiesto i domiciliari per motivi di salute e avevano indicato l’abitazione della sorella a Soriano nel Cimino come luogo dove scontare la pena. A quanto si apprende, le condizioni dell’anarchico sono stabili ma con rischi di aggravamento. Sembrerebbe inoltre che il detenuto non assuma più nemmeno gli integratori.
Ad opporsi alla richiesta dei domiciliari era stata in primo luogo la procura generale di Milano, che nei giorni scorsi aveva invece chiesto che Cospito venisse collocato in maniera stabile presso il reparto di medicina penitenziaria dell’ospedale San Paolo, sempre in regime di 41 bis, così da ricevere tutte le cure necessarie. Per l’accusa, infatti, le condizioni di salute dell’anarchico sono “autoindotte” e su questo aspetto ci sarebbe già la giurisprudenza della Cassazione. Ora è arrivata anche la decisione dei giudici del tribunale di sorveglianza di Milano, che hanno accolto la richiesta della procura: Cospito rimarrà infatti al 41 bis nel reparto protetto dell’ospedale San Paolo di Milano.
Nel 2013 Cospito è stato condannato a dieci anni e otto mesi di carcere per aver gambizzato a Genova un dirigente dell’Ansaldo. Successivamente, quando già in carcere, l’anarchico è stato accusato di aver piazzato, nella notte tra il 2 e il 3 giugno 2006, due pacchi bomba davanti la scuola allievi ufficiali dei carabinieri di Fossano, in provincia di Cuneo, che non hanno causato né morti né feriti.
Per quest’ultima vicenda Cospito è stato condannato in appello a 20 anni di carcere e inserito nel circuito penitenziario ad alta sicurezza per reati di tipo associativo che sono sottoposti a sorveglianza più stretta. Poi, nel 2022, il ministero della giustizia ha deciso di sottoporlo al 41 bis, il cosiddetto carcere duro, sostenendo che il detenuto riusciva a comunicare con gli ambienti anarchici attraverso riviste di settore e pubblicazioni di area anarchica.
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