Viterbo – Droga nel negozio di canapa light, il titolare dell’Eden Green patteggia 4 anni. Due anni e otto mesi alla socia. A settembre il sequestro, tra le altre cose, di 416 chili di marijuana e 3 di hashish.
“In data 30 marzo 2023 il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Viterbo, ha accolto, previo consenso del procuratore di Viterbo, la richiesta di patteggiamento avanzata dai due gestori di un esercizio commerciale in Viterbo – si legge nella nota del procuratore capo Paolo Auriemma -. Agli stessi è stata applicata rispettivamente la pena finale di anni due e mesi otto di reclusione e 8.000 euro di multa e anni quattro di reclusione e 10.000 euro di multa. I due hanno beneficiato dello sconto di un terzo di pena a seguito della richiesta di patteggiamento, sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e non hanno potuto ottenere la sospensione condizionale della pena.
Nel settembre 2022 la guardia di finanza di Viterbo Baschi Verdi, sezione operativa pronto impiego del gruppo di Viterbo, in collaborazione con la sezione aerea di Pratica di Mare del reparto operativo aeronavale di Civitavecchia, individuava tre estese porzioni di terreno con annesso capannone/magazzino, dove veniva coltivata, essiccata e lavorata canapa qualificata come light dai titolari dell’attività.
I primi accertamenti portavano a ritenere trattarsi di sostanza stupefacente non light, giacchè veniva superato il limite del principio attivo previsto dalla legge per considerare tale attività lecita.
Per tale motivo si sottoponevano a sequestro probatorio i seguenti beni: varie aree agricole per complessivi 21000 mq, 3700 piante di canapa in coltivazione, un capannone di 350 mq, un locale commerciale di 120 mq, 416 chilogrammi circa di marijuana, 3 chilogrammi circa di hashish, 6 chilogrammi circa di polvere di hashish, 3,5 chilogrammi circa di semi non certificati, 1,6 litri circa di olio con estratto di canapa, attrezzi agricoli ed attrezzature varie utili per le coltivazione/lavorazione/trasformazione della canapa nonché documenti attestanti gli incassi e 14.000 euro in contanti, costituenti l’incasso di una giornata di lavoro.
Le successive analisi svolte dal laboratorio di biologia molecolare dell’università della Tuscia – dipartimento di scienze ecologiche e biologiche (D.E.B.), confermavano i risultati investigativi ed in particolare che la sostanza sequestrata conteneva un quantitativo di “tetraidrocannabinolo” (c.d. THC) superiore al limite consentito dalla normativa per una coltivazione legale, e, pertanto, sotto l’apparente produzione e vendita di “canapa light”, si celava una vera e propria produzione/trasformazione della canapa condotta in maniera illecita, tale da riscontrare livelli di THC superiori fino a 30 volte a quelli previsti per le coltivazioni di canapa “legale”.
Quanto sequestrato deve essere considerata a tutti gli effetti “sostanza stupefacente” vera e propria che, se immessa sul mercato, avrebbe fruttato milioni di dosi di marijuana ed rilevanti introiti.
A seguito di tali risultanze investigative, il gip durante le indagini preliminari, applicava su richiesta del pm la misura cautelare degli arresti domiciliari e l’obbligo di dimora per i due soggetti che in concorso tra loro gestivano l’esercizio commerciale di Viterbo.
Uno dei gestori veniva anche sottoposto alla misura di prevenzione dell’avviso orale del questore della provincia di Viterbo, in quanto ritenuto socialmente pericoloso. È stata disposta – conclude la nota -, la confisca e distruzione di tutte le piante in sequestro e delle sostanze stupefacenti rinvenute”.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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