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Tribunale - La presunta vittima gli ha chiesto di trasferirsi a casa sua dopo appena un mese

Lo caccia di casa e lo denuncia dopo convivenza lampo, nei guai mediatore culturale

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Viterbo - I carabinieri in centro - Foto di repertorio

Carabinieri in centro a Viterbo – Foto di repertorio

Carlo Mezzetti

Il difensore Carlo Mezzetti

Viterbo – (sil.co.) – Conosce al Sacrario un mediatore culturale d’origine senegalese e dopo neanche un mese lo invita a trasferirsi a casa sua. Una convivenza lampo, durata da maggio a settembre dell’anno scorso, che si è conclusa con una denuncia da parte della donna per minacce e lesioni personali aggravate e la cacciata dell’ospite diventato sgradito.

Nel frattempo, a distanza di sette mesi, si sono sposati entrambi: la parte offesa con un altro africano e lui con una connazionale. 

Protagonista una giovane italiana che nella primavera del 2022 si sarebbe rivolta al mediatore culturale africano, che in Italia si mantiene facendo il muratore, per sapere come fare a inviare una somma di denaro a uno sconosciuto della Nigeria incrociato su Internet. L’imputato l’avrebbe scoraggiata dal mandare soldi non si sa come a non si sa chi, come riferito da lui stesso in aula, dopo di che tra i due sarebbe nata una simpatia.

“E’ vero, sono stata io a chiedergli di venire a vivere con me a casa mia dopo appena un mese. Poi a fine luglio, quando l’ho accompagnato all’aeroporto per un viaggio nel suo paese, ho sentito che qualcosa non andava e i primi di agosto ho scoperto che si era sposato in Senegal”, ha riferito la parte offesa, che nel frattempo, sempre a agosto, ha conosciuto il futuro marito ghanese, in questura, dove era andata come sostituta del convivente per dare indicazioni a un africano sull’ufficio dove sbrigare la sua pratica. Chiusa la relazione con l’imputato, il 19 ottobre si è quindi sposata, dicendo al giudice, che glielo ha chiesto, di essere felicissima del matrimonio. 

La presunta vittima, a fine settembre, si sarebbe rivolta prima a un centro antiviolenza che l’ha ospitata per qualche giorno in una casa rifugio e successivamente ai carabinieri, facendosi refertare dai sanitari del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle a distanza di una settimana dalla presunta aggressione che sarebbe avvenuta il 20 settembre, quando l’imputato l’avrebbe aspettata in casa per chiederle spiegazioni della sua assenza nei giorni precedenti e l’avrebbe schiaffeggiata prima di andarsene sbattendo la porta per non tornare mai più. 

Per l’uomo, difeso dall’avvocato Carlo Mezzetti, è scattato il divieto di avvicinamento alla parte offesa, parte civile con l’avvocato Valeria Cardarelli al processo col giudizio immediato entrato nel vivo ieri davanti al giudice Alessandra Aiello. la misura cautelare, su richiesta del difensore, è stata revocata al termine dell’udienza in cui sono stati ascoltati la parte offesa, un carabiniere e c’è stato l’esame dell’imputato, che peraltro parla alla perfezione l’italiano. 

“Non è vero che l’estate scorsa sono andato in Senegal per sposarmi, io mi sono sposato lo scorso 15 gennaio. La convivenza si era fatta insopportabile. Erano tutto il giorno gelosia e lamenti, gelosia e lamenti. Non poteva durare, in due stanze. Così abbiamo deciso di rompere, ma per un africano come me non è facile trovare una casa in affitto. Ci vuole tempo. Così lei si è offerta di cercarla al posto mio, visto che ho un regolare contratto di lavoro. Mi ha detto di averne trovata una a San Pellegrino, ma il giorno che dovevo andarci lei è sparita e si è rifatta viva dopo giorni. Per questo la stavo aspettando”, ha riferito l’imputato in tribunale. 

Entro l’estate la sentenza.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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13 aprile, 2023

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