Viterbo – Ci prova con una tredicenne che si confida con madre e fratello, quarantenne a processo.
È finito a processo col giudizio immediato per stalking e violenza sessuale su ai danni di una minore – per la precisione una ragazzina che all’epoca dei fatto non aveva ancora compiuto 14 anni – ma per sentire i primi testimoni bisognerà aspettare gennaio dell’anno prossimo. Il processo entrerà nel vivo a gennaio 2024, per poi proseguire nei successivi mesi di aprile e maggio davanti al collegio del tribunale di Viterbo.
Era il 2021. Una volta, in particolare, avrebbe tentato di adescare la minorenne, avvicinandola mentre era alla guida della sua vettura, offrendole un passaggio in macchina. Evento che avrebbe terrorizzato la ragazzina, ancora tredicenne, la quale si sarebbe confidata con la madre e col fratello maggiore. Durante l’interrogatorio di garanzia l’imputato, un quarantenne della Bassa Tuscia, si è difeso dicendo di essersi limitato a fare un complimento al passaggio della ragazzina, “come sei bella”.
Le date del processo sono state fissate martedì dal collegio provvisorio, in attesa che arrivino i nuovi magistrati, in modo da evitare ritardi dovuti alla diversa composizione una volta che il procedimento sarà entrato per l’appunto nel vivo.
Il quarantenne è difeso dall’avvocato Luigi Mancini, mentre la famiglia della parte offesa è assistita dall’avvocato Alessandro Fortuna.
La richiesta di giudizio immediato della Dda di Roma – che ha coordinato le indagini dei carabinieri – è stata accolta lo scorso mese di ottobre. Il presunto “adescatore” è stato arrestato per stalking l’anno scorso, il 18 febbraio 2022, mentre è rimasto sempre indagato a piede libero per il reato di violenza sessuale.
I fatti risalgono all’estate del 2021. Tra agosto e settembre, il quarantenne avrebbe ripetutamente importunato l’adolescente, ammiccando e facendo apprezzamenti a sfondo sessuale sul suo aspetto. Secondo l’accusa, avrebbe inoltre tentato di convincerla a salire in macchina.
“Quanto sei bella”, le avrebbe detto ammiccando, mentre lei camminava in strada e lui si trovava seduto al bar con alcuni amici. Secondo la difesa una battuta fine a se stessa, innocente, senza alcun secondo fine. Per il resto, sempre secondo la difesa del quarantenne, solo incontri casuali, come succede in un piccolo centro.
La tredicenne, incontrando nuovamente l’uomo per strada, si sarebbe impaurita e avrebbe raccontato ai familiari di temere che quell’adulto fosse un maniaco sessuale, in quanto le avrebbe sorriso e avrebbe cercato sempre di incrociare il suo sguardo.
A febbraio di un anno fa, l’imputato è finito ai domiciliari rafforzati dal braccialetto elettronico su richiesta della Dda di Roma, competente per gli abusi su minori, che ha coordinato le indagini dei carabinieri del centro in provincia di Viterbo dove risiedono sia la vittima che l’indagato.
Il quarantenne è stato denunciato dalla madre e dal fratello maggiore della ragazzina, per la quale avrebbe avuto una vera e propria ossessione, arrivando a mettere in atto le condotte tipiche degli stalker, con appostamenti, pedinamenti e facendosi trovare nei luoghi da lei frequentati.
Dopo meno di un mese dall’arresto, il 9 marzo 2022, l’uomo è stato rimesso in libertà dal riesame su ricorso della difesa, anche se con la misura cautelare del divieto di avvicinamento a meno di 50 metri dalla parte offesa, ovvero col divieto di avvicinarsi a abitazione, scuola, negozio della madre della vittima nonché di comunicare con la stessa telefonicamente o con altri mezzi.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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