![]() Il sindaco di Civita Castellana Gianluca Angelelli |
– “Imprenditori e operai sono la nostra ricchezza”.
Gli effetti devastanti della crisi non accennano a diminuire. In tutta Italia, ogni giorno, la gente è costretta a tirare la cinghia per arrivare a fine mese. Lo stesso capita a Civita Castellana. Il comparto ceramico soffre e le aziende provano a reagire anche se aumenta la cassa integrazione e in molti casi anche la disoccupazione. Il sindaco Gianluca Angelelli non si lascia demoralizzare e, in attesa, di soluzioni risolutive da parte del governo si rimbocca le maniche per salvaguardare il suo paese e la produzione del distretto che il primo cittadino considera un’eccellenza.
Come state affrontando la crisi a Civita Castellana?
“La crisi è la peggiore dal dopoguerra – dice il sindaco Angelelli -. A Civita, inoltre, è iniziata prima, dal 2009, e persiste. Da tempo i redditi si sono ridotti e la gente deve risparmiare per affrontare la vita di tutti i giorni. Siamo chiaramente in difficoltà”.
Quali provvedimenti sta adottando l’amministrazione?
“I provvedimenti, in parte, ce li aspettiamo dal governo. E’ davvero arrivato il momento di smetterla con l’austerità e pensare a rilanciare i consumi e l’economia attraverso gli investimenti pubblici. Noi, in piccolo, lo stiamo facendo, per esempio, con i lavori sulla variante Mignolò, la sistemazione della salita del ponte, la realizzazione di due parchi giochi e della prima pista ciclopedonale. Stiamo intervenendo su strade e fognature. Anche sull’imu, vogliamo mantenerci sui livelli dello scorso anno con il 4 per la prima casa e l’8.9 per la seconda, nella speranza comunque che la tolgano. Puntiamo a incentivare le attività artigianali esistenti e abbiamo appena realizzato un parcheggio a pagamento nel centro storico per favorire il commercio”.
Per quanto riguarda i casi di povertà invece…
“Voglio portare a termine una struttura di assistenza che vada al di là dei servizi sociali, le cui spese sono notevolmente aumentate. Un’iniziativa che parte dal comune, ma che poi sarà portata avanti dai cittadini e dalle associazioni di solidarietà per gestire quelle situazioni di emergenza che spesso sono invisibili agli occhi degli amministratori. Non tutti infatti hanno il coraggio di chiedere aiuto. Le forze vive della società devono mettere in piedi questo progetto da cui la politica resta esclusa. Secondo me, si può fare”.
I servizi hanno subito tagli?
“Cerchiamo di tenere duro su tutti i fronti. Per ora, abbiamo solo ridotto, da quattro a tre, le corse dello scuolabus, perché ci costavano troppo”.
Come sono messe le aziende?
“Si stanno spostando sull’export, perché qui sembra esserci spazio per la crescita. La produzione di Civita è di altissima qualità e all’estero si vende bene anche se il mercato è difficile e ci vogliono gli investimenti. Se l’economia italiana e l’edilizia restano ferme, però, questo riposizionamento si rende necessario per sopravvivere. Sono fiducioso perché a Civita, ci sono imprenditori e operai capaci. Loro sono la nostra ricchezza. Sono persone responsabili che hanno stretto i denti fino a ora e che sostengono le aziende con ogni mezzo. Se l’economia italiana ripartisse e il fiscal compact europeo venisse accantonato per qualche anno, si potrebbe rilanciare la situazione locale e nazionale”.
Le condizioni sono preoccupanti per tutte le imprese o ce n’è qualcuna che ancora tiene?
“Da noi c’è il top della produzione internazionale. La nostra, è una piccola fetta del Made in Italy che deve essere salvaguardata e incentivata dal governo. Nonostante la contrazione del fatturato e dei profitti, ci sono aziende che tengono come la Ceramica Flaminia, la Ceramica Catalano o la Gsi che, nei primi mesi dell’anno, mi risulta, abbia aumentato il fatturato. Ci sono poi la Kerasan, la Globo e la Scarabeo che a Francoforte ha vinto il primo premio della fiera per la sua produzione e lo stand. La situazione non è semplice, non posso nasconderlo, e in passato delle aziende hanno chiuso. Ora ci sono quelle che riducono il personale e lo mettono in mobilità. Questo ci preoccupa, ma si prova a reagire e andare avanti”.
E’ di qualche giorno fa il presunto suicidio di un operaio in cassa integrazione che si è gettato da Ponte Clementino. Come può essere accaduto?
“Esiste sicuramente un poroblema sociale per cui la gente ha paura di perdere il lavoro ed è spinta a gesti estremi. Sono vicino alla famiglia dell’operaio, ma preferisco non intervenire per evitare di strumentalizzare o usare la vicenda che potrebbe essere dipesa da questioni strettamente personali”.
I dati sull’occupazione?
“Sono allarmanti. Su una forza lavoro di tremila persone, ce ne sono un migliaio in cassa integrazione. Sono tante quindi le famiglie che si trovano con un reddito ridotto e poi c’è poi chi il lavoro lo ha proprio perso e si trova veramente nei guai. Anche quella giovanile rispecchia la situazione nazionale e si attesta intorno al 35 per cento. I ragazzi che ricevo in comune provano anche a guardare altrove fino a Roma, ma non trovano niente. Prima riuscivamo a soddisfare le esigenze occupazionali, ora non più. Tutto intorno c’è il deserto”.
Qual è la priorità per il paese?
“Far ripartire il lavoro eliminando alcuni ostacoli per le imprese, come la spesa per l’energia che è follemente tassata. Le nostre imprese sono fortemente energicole e ne consumano tanta, ne hanno quindi bisogno”.
Cosa significa amministrare un paese in questa difficile fase economica?
“Sono stato eletto nel 2009 e ho vissuto in pieno la crisi. Amministrare in queste condizioni significa, per me soprattutto, partecipare al dolore della città. Non è semplice ricevere tutti i giorni decine di persone che chiedono aiuto e il più delle volte non avere la possibilità di sostenerle. E’ la mia città, e se soffre, soffro anche io. Amministrare è sempre un onore”.
Qual è il suo augurio?
“Con gli altri sindaci del distretto stiamo completando lo statuto del distretto, non della ceramica, ma industriale, aperto cioè a tutte le possibilità di investimento – conclude Angelelli -. Ne faranno parte otto comuni e lo scopo è quello di creare un luogo in cui discutere del futuro dei nostri paesi e decidere le strategie industriali o scolastiche, creando proposte con la collaborazione di forze sociali, economiche e amministrative. Idee che poi verranno presentate in Regione o ai ministeri. E ‘ un provvedimento che doveva essere preso già da anni e il 28 maggio faremo l’ultima riunione per poi portarlo in consiglio comunale. Insieme ce la possiamo fare”.
Paola Pierdomenico
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