Graffignano – Rifiuti nella cava in località Pascolaro, bocciato dal Tar del Lazio il ricorso della società “Fratelli Nocchi di Nocchi Roberto & C” Sas contro il Comune di Graffignano.
“Rimane indiscutibile – si legge nella sentenza – l’individuazione della società ricorrente quale responsabile della contaminazione del sito in questione”. E ancora: “”Gli accertamenti delle autorità competenti hanno rilevato, che hanno rilevato la presenza di concentrazioni di sostanze inquinanti nei fondi di proprietà della ricorrente”.
Al centro i circa 150 ettari dell’area del Pascolaro, del Casettone e del Bivio del Pellegrino interessata da un’indagine della magistratura “in quanto oggetto di un traffico illecito di rifiuti con relativo interramento degli stessi”, come riportano i documenti con cui la Regione Lazio nel 2018 ha stanziato 585mila euro per il piano di caratterizzazione.
A ulteriore riprova della pericolosità del sito il ministero della transizione ecologica ad agosto dell’anno scorso ha stanziato 13 milioni di euro per recuperare i terreni nel comune di Graffignano.
I fratelli Nocchi, che gestivano l’area tramite la società “Inerti centro Italia” hanno chiesto al tribunale amministrativo regionale l’annullamento della delibera con cui nel lontano 2014 il comune ha affidato all’università della Tuscia l’elaborazione del piano di caratterizzazione.
Alla base, la relazione commissionata dai proprietari allo studio Geotecna nel 2011, che avrebbe dimostrato “una concentrazione di inquinanti inferiore ai limiti previsti dalla legge, con conseguente insussistenza della presenza dei rifiuti e di valori di concentrazione di sostanze nocive”.
La società lamentava l’insussistenza, quindi, dei presupposti sui quali il comune, ritenuta l’inadempienza della medesima all’obbligo di presentare entro i termini indicati dalla provincia di Viterbo alle competenti autorità il piano di caratterizzazione del sito inquinato, lo ha affidato all’università degli studi della Tuscia, procedendo d’ufficio “alla realizzazione degli interventi di bonifica visto l’inadempimento da parte dei soggetti responsabili della contaminazione”
I giudici nella sentenza del.24 aprile, parlano di “fenomeni di inquinamento acclarati, come i verbali degli organismi accertatori che hanno svolto, nel corso degli anni, attività di indagine sul sito, confermandone la situazione di elevata criticità ambientale rappresentata, da ultimo, con la nota dell’Arpa Lazio del 13 marzo 2013”.
Nei terreni l’agenzia regionale per l’ambiente avrebbe trovato metalli pesanti, Pcb (policlorobifenili) e idrocarburi, materiali inerti quali ferro, plastica e carta. Per quanto riguarda le analisi chimiche dei terreni, superamenti significativi per rame, zinco, cromo, nichel, idrocarburi leggeri e pesanti. Per le acque, sono stati riscontrati sforamenti soprattutto di manganese, nitriti e solfati e meno significativi di nichel.
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