Viterbo – (sil.co.) – Trentaduenne col vizio dell’alcol finisce a processo davanti al collegio per maltrattamenti aggravati in famiglia e lesioni personali.
Ubriaca, avrebbe avuto l’abitudine di insultare e picchiare la madre sessantenne che tra il 2020 e il 2021 l’ha denunciata due volte ai carabinieri. Una volta la figlia l’avrebbe anche minacciata di morte, puntandole un coltello.
Il 24 settembre 2020 l’avrebbe letteralmente scaraventata a terra, procurandole una frattura al polso sinistro e una contusione alla spalla destra, per cui la donna è finita al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle con una prognosi di 25 giorni.
I fatti contestati all’imputata, difesa dall’avvocato Mirko Bandiera, risalirebbero al periodo che va dal mese di giugno 2019 al 15 aprile 2021. La sessantenne si è costituita parte civile contro la figlia con l’avvocato Luigi Mancini.
“Sei una merda”,”non vali niente come madre”, “zoccola” sono le frasi con cui, in stato di ebbrezza, la figlia avrebbe apostrofato la madre, prendendola per i capelli, spintonandola e schiaffeggiandola abitualmente sul viso e sulla testa, e arrivando una volta anche a minacciarla con un coltello.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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