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– Procacciavano permessi di lavoro a extracomunitari, ma in cambio pretendevano 3mila euro.
Con questa accusa un imprenditore viterbese e un suo collaboratore sono stati condannati a due anni e 5mila euro di multa per violazione delle norme sull’immigrazione clandestina.
L’indagine nasce da una serie di controlli della guardia di finanza su assunzioni anomale. Nel 2008 la Prefettura segnala alle fiamme gialle una ditta viterbese specializzata in coltivazione in serre. I baschi verdi scoprono che tra il 2005 e il 2007 l’azienda ha chiesto numerose assunzioni di lavoratori extracomunitari, soprattutto bengalesi. Peccato che la società risultava inattiva e il titolare evasore totale.
Dalla lunga serie di testimonianze raccolte dalla finanza, risulta che per ogni pratica di richiesta di assunzione l’imprenditore e il suo collaboratore pretendevano 3mila euro.
Il 20 febbraio 2008 l’imprenditore finisce in arresto. I finanzieri lo bloccano all’uscita della Prefettura dove era andato a ritirare i moduli per ottenere il nulla osta per altri cinque lavoratori. Si tratta dell’atto immediatamente successivo alla richiesta di assunzione e propedeutico alla stipula del contratto di soggiorno, che consente al lavoratore di restare per un anno in territorio italiano.
Le fiamme gialle sequestrano tutte le domande presentate dall’imprenditore che, in totale, sono 18. A giudizio finiscono entrambi e su entrambi il tribunale di Viterbo si è pronunciato ieri. Il collegio presieduto da Franca Marinelli li ha riconosciuti colpevoli solo delle cinque richieste di assunzione che l’imprenditore stava portando a termine al momento dell’arresto. Da qui la condanna a due anni e 5mila euro di multa, a fronte dei tre anni e 180mila euro chiesti dal pm Paola Conti.
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