Orte – (sil.co.) – Segnalato alla polizia ferroviaria da un passeggero secondo il quale si stava masturbando su una panchina della stazione, è finito a processo non per atti osceni ma per oltraggio a pubblico ufficiale.

Orte – La polizia ferroviaria
Imputato un uomo che nel tardo pomeriggio di domenica 4 aprile 2021, attorno alle 18,30, si stava già allontanando dallo scalo quando gli agenti hanno fatto per fermarlo, in seguito alla segnalazione ricevuta.
“Una persona è entrata nel nostro ufficio e ci ha indicato un uomo seduto su una panchina del primo binario che secondo lui aveva un atteggiamento ambiguo, con una mano infilata dentro i pantaloni”, ha detto uno dei poliziotti intervenuti, sentito in aula come testimone.
“Quando ci siamo diretti verso di lui, si è alzato e ha preso le scale, dopo di che, siccome gli abbiamo intimato di fermarsi, ha cominciato a insultarci e minacciarci”, ha proseguito l’agente.
“Io sono stato in galera, non ci metto niente ad ammazzarvi, non sapete in che guaio vi siete messi, pezzi di merda, bastardi, andate affanculo”, le parole che l’imputato avrebbe rivolto ai quattro poliziotti che volevano condurlo in ufficio per identificarlo.
Una reazione non sproporzionata, secondo l’avvocato Remigio Sicilia, in sostituzione del difensore di fiducia. “C’era stata una segnalazione, d’accordo, ma quando sono intervenuti l’imputato non stava facendo niente, se ne stava andando. Perché dovevano fermarlo, perché lo avrebbero dovuto condurre in ufficio?”, ha sottolineato il legale, facendo peraltro notare come al presunto “oltraggio” abbiano assistito solo i diretti interessati.
Fatto sta che l’imputato alla fine si è convinto a seguire i poliziotti in ufficio, rifiutandosi però di apporre la sua firma sui verbali.
Il pubblico ministero ha chiesto una condanna a sei mesi per le parole offensive e minacciose rivolte ai quattro poliziotti, la difesa invece l’assoluzione. L’ultima parola spetta al giudice Roberto Cappelli.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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