Montefiascone – (sil.co.) – A processo per diffamazione aggravata Diego Righini, il 47enne romano, general manager della Itw Lkw Geotermia Italia Spa, il cui nome è noto ai viterbesi per la vicenda del contrastato impianto che sarebbe dovuto sorgere a Castel Giorgio.
La denuncia, una delle diverse a carico di Righini, risale al 22 maggio 2020.
Parte offesa Rita Chiatti, 48 anni, all’epoca dei fatti assessore con delega all’ambiente del comune di Montefiascone, che ieri si è costituita parte civile davanti al giudice monocratico Ilaria Inghilleri del tribunale di Viterbo con l’avvocato Ottavio Maria Capparella.
Il processo non si svolgerà però a Viterbo. Il giudice ha infatti disposto il rinvio degli atti a Roma, come sollecitato dalla difesa dell’imputato, che ha sollevato una eccezione di incompetenza territoriale, essendo il suo assistito residente nella capitale.
Al centro della vicenda il contrastato impianto geotermico di Castel Giorgio, di cui la società di Righini gestiva il progetto.
L’imputato, sulla pagina Facebook “Città di Montefiascone”, avrebbe dato della “analfabeta forte” alla parte offesa.
Rincarando la dose con l’appellativo di “asina”, inserito in un suo commento del maggio 2020 in calce a un post pubblicato sul gruppo, relativo a un articolo di stampa in cui si parlava dello sciame sismico verificatosi in quei giorni tra San Lorenzo Nuovo e Castel Giorgio: “area fortemente a rischio” per cui “una eventuale perforazione geotermica in quei luoghi” avrebbe “aumentato la possibilità di terremoti rovinosi, anticipandone gli effetti rispetto al decorso naturale”.
Le espressioni offensive e lesive del decoro personale sarebbero quindi state ribadite nei giorni successivi sul profilo Facebook dell’imputato, con l’ulteriore appellativo all’assessora di essere “portatrice di interessi personali”, come si legge nel capo d’imputazione. A coordinare le indagini per la procura fu il pm Stefano D’Arma.
“Un rappresentante del popolo – scriveva l’imputato il 16 maggio 2020 sul suo profilo – non parla per fare favori ai referenti politici ma deve studiare prima. Altrimenti è un asino”.
Per il difensore Capparella, che al riguardo ha presentato una memoria, il processo, come altri analoghi, sarebbe dovuto restare a Viterbo.
“E’ noto – spiega il legale – che il reato di diffamazione si consuma nel momento e nel luogo in cui il messaggio denigratorio ed offensivo della altrui reputazione viene pubblicato e letto da parte degli iscritti e visitatori dello spazio occupato”.
“Nella presente vicenda il momento è ravvisabile in data 16 maggio 2020 mentre il contesto in cui è avvenuta l’offesa alla diretta reputazione della parte civile è quello del gruppo Facebook ‘Città di Montefiascone’, punto di incontro per i cittadini, dove ebbe a pubblicare il messaggio denigratorio ed offensivo, ricevendone peraltro immediata riprovazione dall’amministratore del gruppo ancor prima che gli venisse comunicata la decisione di allontanarlo dal gruppo“.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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