(g.f.) – Filippo Rossi non andrà al mare. Forse perché preferisce la montagna, il 9 e 10 giugno ha deciso cosa fare: andrà a votare per il turno di ballottaggio.
Non si sa ancora chi fra Marini e Michelini.
Il leader di Viva Viterbo incontra la stampa, ma non per dire chi appoggerà. Non per mantenere il mistero, forse perché una scelta ancora non c’è, ma arriverà. In ogni caso daranno un’indicazione di voto.
Il perché è presto detto: “Non faremo come Grillo – dice Rossi – volevamo governare da soli, non abbiamo avuto la fiducia sufficiente per farlo, ma non abbandoneremo i nostri 4200 elettori. Abbiamo ottenuto oltre il 12 per cento ed è un risultato straordinario”. Che li obbliga a un gesto di responsabilità e a rimandare di una settimana la tintarella.
“Andremo a votare – anticipa Rossi – e prima ancora diremo per chi votare. Mi prenderò la responsabilità di decidere cosa fare. La nostra scelta è determinante, per questo non andremo al mare”.
Lui si prende la responsabilità, ma Giacomo Barelli ci tiene a precisare che dentro Viva Viterbo sono tutti per uno o forse uno per tutti: “Viva Viterbo – precisa Barelli – è compatta su Rossi e quello che deciderà, ha carta bianca e siamo tutti con lui, senza problemi, non ci sono discussioni interne. Gli abbiamo dato ampio mandato”.
Rossi lo vorrebbe usare per andare a trattare con Michelini e Marini sui programmi, ma conosce già la risposta: “Sò che non è possibile – osserva Rossi – dei programmi poco importa, ci diranno che le nostre idee sono bellissime e ci lasceranno aperte le porte, rassicurandoci per il futuro.
Noi invece, in maniera equidistante vogliamo capire come essere utili alla città e non cercare uno strapuntino, un posto in giunta.
Vogliamo vedere se siamo determinanti e influenti su chi andrà a governare, capire chi ci darà garanzie.
Non pretendiamo che adottino tutto il nostro programma, ma che almeno facciano propri i punti cardine, a cominciare dal rilancio del turismo”.
Dialogo aperto con tutti: “Parliamo con tutti, con l’asse conservatore di destra e con l’asse conservatore di sinistra. Ci scherzo, ma mi sto rendendo conto che è la stessa cosa. Fra i due schieramenti è come parlare con le stesse persone”.
Se in linea teorica tanto Marini quanto Michelini hanno le stesse possibilità di stringere un’intesa con Viva Viterbo, se si prendono in considerazione alcune discriminanti, l’ago della bilancia pende più da una parte piuttosto che dall’altra.
Filippo Rossi preferirebbe un apparentamento subito. Richiesta che favorisce Marini, più propenso a intese immediate, mentre Michelini pare intenzionato a non farne, a favore d’accordi poi.
Ma Barelli sul tavolo mette un altro elemento, questo decisamente più discriminante. “Proporremo la questione del merito e della legalità – osserva Barelli – in giunta non dovranno esserci persone con condanne definitive, no ai conflitti d’interesse, ma sì al merito e alla professionalità.
Poi chiediamo d’inserire persone che non hanno mai preso parte ad altre giunte. Chi riterrà di voler parlare con noi, dovrà tenere presente questi punti”.
Difficilmente Giulio Marini riuscirà ad assecondare Viva Viterbo sulla composizione della giunta. Inserirà persone di specchiata onestà, magari pure preparate, tuttavia, come escludere gente del peso di Claudio Ubertini, più votato dopo Antonella Sberna, o Paolo Muroni, per non dire Giovanni Arena? La strada sarebbe tutta in salita.
Guardando tra le righe, forse si legge quello che Rossi non dice. C’è poi una terza possibilità, ovvero il verificarsi dell’effetto Sora Camilla. Tutti vogliono Viva Viterbo e nessuno se la prende.
Nessun problema, dicono: “In ogni caso – preannuncia Rossi – noi consiglieremo ai viterbesi una scelta. La gente ci contatta, vuol sapere cosa fare e noi glielo diremo in ogni caso”.
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