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Tribunale - Su richiesta del legale di parte civile, prima della decisione dovrà essere sentita in aula la vittima - Colpito da divieto di avvicinamento, l'imputato è stato arrestato a settembre

“Ho capito i miei errori”, a processo per stalking chiede applicazione “giustizia riparativa”

di Silvana Cortignani
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Tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Ottavio Maria Capparella

Il difensore Ottavio Maria Capparella

Viterbo – Potrebbe beneficiare della sospensione del processo grazie all’applicazione del nuovo istituto della cosiddetta “giustizia riparativa” (articolo 129 bis, codice di procedura penale) un albanese di 39 anni arrestato in un centro del comprensorio del lago di Bolsena per stalking lo scorso 27 settembre e sottoposto a divieto di avvicinamento alla ex compagna e ai due figli minori della coppia collocati presso la madre.

È la richiesta formulata ieri al giudice Alessandra Aiello dall’imputato tramite il difensore Ottavio Maria Capparella, condizionata, su richiesta dell’avvocato di parte civile della presunta vittima Domenico Gorziglia (mentre la procura si è opposta), all’audizione in aula della parte offesa. Adempimento che è stato rinviato alla prossima primavera. 

“Ho capito i miei errori e non voglio più commetterli – si legge nella richiesta sottoscritta dallo stesso imputato – ho partecipato, nel febbraio 2023 al percorso trattamentale integrato presso il Centro studi criminologici giuridici e sociologici di Viterbo ed ho svolto positivamente un percorso di riabilitazione presso il Serd di Montefiascone. Spinto da questa mia consapevole volontà propongo in questa sede al giudice  di avviare il percorso di pace della giustizia riparativa con l’aiuto di un’associazione terza ed imparziale, a cui possa aderire e partecipare attivamente la mia ex moglie, la mia comunità familiare e chiunque altro vi abbia interesse”.

In pratica, se la parte offesa sarà d’accordo, l’imputato, ammessi i propri sbagli, dovrà impegnarsi davanti al giudice a non commettere più gli stessi errori, dopo di che il suo comportamento sarà passato al vaglio di mediatori penali terzi cui spetterà controllare che adempia agli impegni presi.

“È un istituto il cui obiettivo è portare pace – ha sottolineato l’avvocato Capparella – col coinvolgimento della famiglia, degli amici, del paese, ovvero di tutti coloro che a causa delle condotte dell’imputato si sono trovati a vivere momenti di difficoltà”. 

Il 39enne non si sarebbe rassegnato alla fine della relazione, continuando a minacciare e molestare la ex moglie, preoccupata per le sorti dei due figli minori della coppia. Per questo era stato già raggiunto, il 12 maggio 2022, da un ammonimento del questore.

Lo scorso 27 settembre, in particolare, in stato di ubriachezza avrebbe aggredito in strada la parte offesa, danneggiandone anche la vettura e  rendendo necessario l’intervento di una pattuglia del 112, proferendo, alla presenza dei militari, frasi del seguente tenore: “io ti metto due metri sotto terra… perché ti devo piegare i tergicristalli, se ti devo fare del male ti do fuoco alla macchina… troia… puttana… stupida… tranquilla, tranquilla … mannaggia quel giorno che ti ho sposato… speriamo un giomo quel Cristo che ti sta sopra ti dia la grazia.. ma te la darà”.

Avrebbe anche seguito la vettura dei militari che accompagnavano la parte offesa, impaurita, presso la propria abitazione e giunto sotto casa avrebbe inveito nuovamente contro la donna, costretta aserrare porte e persiane per proteggersi e evitare ai figli di assistere a quanto stava accadendo.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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13 luglio, 2023

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