Viterbo – (sil.co.) – Falso in bilancio per oltre 8 milioni di euro, assolto il liquidatore di una società finanziaria con sede a Viterbo accusato in concorso con l’intermediario. È stato assolto martedì scorso con formula piena dal collegio per la vicende della Riga Fin spa da cui sono scaturiti molteplici procedimenti
Si tratta di C.A.M., un 62enne originario di Reggio Emilia difeso dall’avvocato Giovanni Labate, mentre è stato condannato due anni fa S.T., un 64enne di Magliano Sabina, che aveva scelto l’abbreviato. Le indagini della procura, coordinate dal pubblico ministero Stefano D’Arma, risalgono al 2016, ma i fatti sono precedenti.
L’imputato è finito a processo davanti al collegio, che lo ha assolto con la formula “perché il fatto non sussiste”, perché in concorso con l’altro indagato, nelle vesti rispettivamente di liquidatore e intermediario, avrebbero riportato nel bilancio d’esercizio 2014 approvato nel 2015 della società finanziaria Riga Fin Spa in liquidazione, con sede a Viterbo, oltre 8 milioni e mezzo di euro tra crediti e immobilizzazioni, secondo l’accusa non corrispondenti al vero
In particolare, alla voce attivo circolante, come si legge nel capo d’imputazione,”una posizione creditizia nei confronti di un socio-notaio per un valore di 3 milioni e 23.615,76 euro (…) non corrispondente al vero in quanto completamente inesistente” e alla voce immobilizzazioni finanziarie rappresentate dalle partecipazioni in imprese controllate e/o collegate “un valore complessivo di 5 milioni e 173.161 euro non corrispondente al vero”, tanto che “il valore reale stimato, a seguito dell’applicazione dei criteri contabili, ammonta a 321.887 euro”.
“Con l’intenzione – secondo l’accusa – di ingannare i soci o il pubblico ed al fine di conseguire per sé o per altri ingiusti profitti, consapevolmente riportavano nel bilancio della società e nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico fatti materiali rilevanti non corrispondenti al vero, in modo concretamente idoneo a indurre altri in errore”.
Conseguenza del presunto concorso in falso in bilancio dei due imputati sarebbe stato un effetto sovraespositivo del patrimonio aziendale, “alterando con tale condotta in modo sensibile la rappresentazione economico-patrimoniale della società e col superamento delle soglie di rilevanza previste dalla legge”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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