(g.f.) – Anche per i Fratelli d’Italia è arrivato il momento di togliersi i sassolini dalle scarpe.
Ieri sera a piazza Gargiuli l’incontro di fine campagna elettorale con Rampelli è stata l’occasione giusta.
Ha cominciato Paolo Bianchini e il sindaco Giulio Marini lo ha seguito a ruota. A partire dai cinque anni a palazzo dei Priori: “E’ stata tosta – dice Marini di fronte al pubblico di Fratelli d’Italia e non solo – ce ne hanno fatte di tutti i colori, ma ho trovato la forza di continuare”.
Nonostante qualche ex assessora: “Io – continua Marini – sono per dare spazio ai giovani, tranne a quelli arroganti e maleducati e che non meritano il rispetto delle forze politiche qui schierate”.
Ogni riferimento non è puramente casuale. Parla di Chiara Frontini. “Abbiamo dato la possibilità a una giovane – ricorda Marini – di fare l’assessore al comune di Viterbo, non in un paesino. Dovrebbe baciare dove camminano chi l’ha preferita e non sputare loro in faccia”.
Il centrodestra ha cercato un’intesa con Chiara Frontini e le sue liste civiche per il ballottaggio: “Ci è arrivata una proposta – ricorda Marini – di scambiare garanzie economiche. Ma com’è possibile? Chi l’ha creati questi?
Ma noi li facciamo stare a casa, non sono educati e per questo li dobbiamo educare all’opposizione. Questa non è gente che merita”.
A introdurre Marini e Rampelli, Paolo Bianchini, non meno tenero con gli avversari. “Ai componenti della lista Oltre le mura – sottolinea Bianchini – che hanno cominciato il percorso con noi tradendoci, nel giro di poche settimane, auguro in bocca al lupo e di avere fortuna”.
Poi si ripensa: “Auguro loro – precisa Bianchini – di prendere come si dice a Viterbo, una smusata. Hanno lasciato la strada vecchia per una impervia che li porterà oltre, fuori le mura”.
Quindi Filippo Rossi: “E’ stato portavoce di Scajola – continua Bianchini – poi con Fini, poi Monti, infine con una sua lista civica.
Ha raccolto forse la speranza o la delusione di tanta gente che ha visto in lui una figura nuova, ma poi ha voltato le spalle a quella politica con cui ha campato per venti anni e che ha fatto probabilmente le sue fortune.
Abbiamo visto in campagna elettorale, giornali stampati, opuscoli, aerei. Costano, noi ci siamo pagati tutto da soli. Per lui lo abbiamo capito alla fine.
Ha concluso un accordo dentro un’azienda privata, del maggior azionista della sua lista. Abbiamo capito chi era il padrone di quella lista, Pepponi”.
La premessa di Bianchini era quella di raccontare storie e ce n’è ancora una da sottoporre al pubblico e a detta dell’assessore provinciale è la più deludente: “Di una ragazza – dice Bianchini rivolgendosi a Marini – che in giunta ti chiamava Giulietto e fino a che era assessora è andato tutto bene, poi il giorno dopo ha cominciato a sparare coi cannoni.
Quel piccolo potere che ha avuto a 23 anni le ha dato alla testa. Ho letto che non si venduta per un assessorato con noi. Ma quale assessorato? Nessuno glielo ha proposto perché hanno scambiato un accordo politico come uno tra privati, quando per stipularlo si dà una caparra, una garanzia economica a fronte di un assessorato.
Una cosa mai sentita prima.
Sono cose queste che a noi fanno male, ma che ci danno la forza di schierarci ancora più convinti con Marini.
Queste tre storie ci hanno dato la spinta finale per farti tornare ancora a fare il sindaco”. Ai tavoli, intanto, pizza e birra, per aiutare a dimenticare le amarezze.
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