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Elezioni comunali 2013 - Ballottaggio - Nascita e morte della primavera viterbese

Aridatece Andreotti…

di Carlo Galeotti
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Giulio Andreotti

Giulio Andreotti

– “Quello che è stato è quel che sarà. Quello che è stato fatto è quel che si farà. Non c’è nulla di nuovo sotto il sole”. Mai pensare che l’Ecclesiaste non abbia ragione. Le elezioni a Viterbo nella prima fase hanno dato l’idea che anche nella città dei papi si potesse cambiare.

E invece non c’è stato nulla di più vecchio di chi si è presentato come nuovo. Basta vedere cosa è accaduto al ballottaggio. In confronto le “convergenze parallele” sono cose da bambini. Diciamolo: ci eravamo illusi. Ma va anche detto che una fetta importante dell’elettorato, tra il 20 e il 30 per cento, si era effettivamente sganciato dalla logica dei partiti tradizionali. In modi diversi e a volte anche divertenti. Ma i nuovi professionisti della politica non hanno resistito neppure un secondo e sono passati all’incasso.

Unica eccezione i Cinque stelle, che in compenso nella campagna elettorale avevano in pratica sbagliato tutto, coadiuvati anche dalle decisioni di Grillo a livello nazionale. Ma almeno loro non sono passati all’incasso. E poi, per fortuna, c’è stato Alfonso Antoniozzi che se ne è andato con il consueto stile salutando Rossi & c..  Allineatissimo, invece, Claudio Margottini, che alla domanda se voterà Michelini ha risposto anche un po’ scocciato: “Ovviamente sì”. Senza se e senza ma. Quando si dice il gusto del dubbio e del pensiero critico.

I “nuovi” nel corso del ballottaggio si sono mossi molto peggio dei vecchi politici, che a loro volta hanno fatto di tutto per svilire il confronto elettorale e umiliare una parte consistente di elettori. Ma insomma da Marini e Michelini, i vecchi della politica e i loro amici, nessuno si aspettava nulla. Dal nuovo qualcosa ci si poteva aspettare.

E invece nulla di nulla. Peggio di Marini e Michelini messi insieme. Neppure Sposetti, Fioroni, Gigli, Salatto e Berlusconi messi insieme avrebbero potuto architettare qualcosa del genere. Cercare voti per andare contro tutti e poi allearsi dopo trenta secondi. E la teoria è che un politico non deve per nulla mantenere fede alle cose dette. Come dire: va bene così. Questo paese, come dice Cacciari, ha un problema antropologico, di qualità umana delle classi dirigenti e non solo. E quindi va bene così.
 Che qualcuno abbia rubato ai viterbesi la primavera politica, non importa a nessuno. L’importante è incassare subito la cambiale politica. Degli elettori che ci hanno creduto che ce ne fotte? Nulla.

Rimane il rammarico che questa città non si possa permettere neppure la speranza di un cambiamento, un barlume di primavera. Persino Palermo se l’è potuta permettere una primavera politica. E lì sì che era difficile. Viterbo no.


Contenti lorsignori, contenti tutti. Dopo il risultato elettorale non cambierà nulla. Qualunque sia. Lo hanno deciso gli strateghi di una parte e dell’altra, e soprattutto il nuovo che faceva finta di essere diverso e di avanzare. E si è dimostrato più vecchio del vecchio.
Aridatece Andreotti, verrebbe da pensare. Almeno lui era stato sottosegretario di tal Alcide De Gasperi… Ma forse è meglio non mischiare i giganti con i nani colorati.


Carlo Galeotti


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8 giugno, 2013

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