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Corchiano - La tragedia che è costata la vita all'operaio 54enne, lo scorso 4 settembre - I funerali alle 11 a Qualiano

Schiacciato da un muro, oggi l’ultimo saluto ad Alfonso Gisini – Sui social la rabbia: “Non si può morire di lavoro”

di Barbara Bianchi
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Corchiano – Schiacciato dal crollo di un muro in un cantiere edile, oggi l’ultimo saluto ad Alfonso Gisini. La tragedia che è costata la vita all’operaio 54enne, è avvenuta lo scorso 4 settembre a Corchiano. 

Corchiano - La parete crollata - Nel riquadro: Alfonso Gisini

Corchiano – La parete crollata – Nel riquadro: Alfonso Gisini


Ieri il riconoscimento della salma da parte dei famigliari, oggi i funerali. Alle 11, nella parrocchia di Santa Maria Immacolata a Qualiano, nel Napoletano. A pochi chilometri da Giugliano in Campania e Villaricca. Rispettivamente di dove Gisini era originario e dove viveva. Assieme alla moglie e ai suoi due bambini piccoli.

Il drammatico incidente è avvenuto il 4 settembre, intorno alle 11,30, in via Donatori di Sangue. Stando a quanto ricostruito, una controparete di una casa in fase di ristrutturazione, avrebbe ceduto, travolgendo il ponteggio su cui si trovavano due operai al lavoro. Uno Gisini, l’altro un collega. E proprio le condizioni di Gisini, da subito, sarebbero apparse molto critiche.

Corchiano - Crollo parete

Corchiano – Crollo parete 


Trasferito con urgenza al policlinico universitario Gemelli di Roma, è morto a poche ore di distanza. Nella serata di lunedì. Il collega del 54enne, fortunatamente, non avrebbe riportato lesioni gravi. A poche ore dal crollo della parete, dopo diversi accertamenti, è stato dimesso dall’ospedale Andosilla di Civita Castellana, dove era stato trasportato. 

Per la morte di Gisini, la procura di Viterbo ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Iscritti nel registro degli indagati, come atto dovuto, i titolari dell’azienda che si stava occupando dei lavori di ristrutturazione nelle palazzine Ater.  

Corchiano - La parete crollata

Corchiano – Crollo parete 


Oggi, a nove giorni dalla tragedia e dopo l’autopsia, parenti, famigliari e amici di Gisini si preparano a dargli l’ultimo, più difficile saluto. Mentre il dolore per la sua scomparsa inonda i social. E con esso anche la rabbia. “Svegliarsi alle 2 del mattino, salutare i tuoi bambini per andare a lavoro a 400 chilometri di distanza da casa. No! Non si può morire di lavoro” scrive Giovanni. “Non è possibile perdere la vita così” prosegue Anna. Come Alfredo. “Morire per campare e dare da campare alla tua famiglia. In Italia succede ogni giorno, perché la vita di un operaio purtroppo vale sempre meno…”.

 Barbara Bianchi


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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13 settembre, 2023

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