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Tribunale - La sentenza accolta dagli imputati con un applauso

Guardiaparco seminuda sul pc, assolti i colleghi

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

– Quando hanno sentito di essere stati assolti non hanno resistito. Con un applauso liberatorio tre guardiaparco viterbesi hanno accolto la sentenza del giudice Eugenio Turco, che li ha assolti con formula piena.

Dovevano rispondere di diffamazione, rivelazione del contenuto di documenti segreti e violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza. Accuse che erano state loro rivolte da una collega. 

Era il 2009. Alcune foto che ritraevano la guardiaparco seminuda fanno il giro dell’ufficio. Lei le teneva su una pen-drive. Non erano scatti osé, ma immagini che dovevano servire a documentare i progressi della ragazza nel seguire una dieta.

Le foto finiscono sul pc dell’ufficio e poi su quello del coordinatore dei guardiaparco. Tutti e tre vengono denunciati e finiscono a processo. Per loro, all’ultima udienza di ieri mattina, il pm Barbara Santi aveva chiesto 600 euro di multa.

Lunga e appassionata l’arringa della parte civile, che ha parlato di “vulnus subito dalla donna, vittima dei commenti salaci dei colleghi e di una mancanza di rispetto che ha portato anche a contestare il suo modo di lavorare”. Più stringate le arringhe delle difese, che hanno sostenuto che non c’era nessuna volontà dei guardiaparco di denigrare la collega. 

“Le foto erano su un computer dell’ufficio in cui tutti operavano – hanno dichiarato i legali della difesa nelle loro arringhe -. Qualcuno si lamentava già da tempo che la ragazza usava il pc per scopi diversi da quelli lavorativi, come scaricare musica. Tutto è partito dal ritrovamento di quelle foto, di cui i colleghi hanno inevitabilmente parlato tra di loro. Ma manca il presupposto del reato, cioè il furto della pennetta, che non c’è mai stato: le foto erano in un posto in cui chiunque poteva vederle”.

Tesi accolta dal giudice Eugenio Turco che, dopo una breve camera di consiglio, ha assolto tutti e tre perché il fatto non sussiste.

 


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20 giugno, 2013

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