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Viterbo - La ministra Cécile Kyenge all'iniziativa di Energie popolari risponde agli insulti razzisti e parla di diritto di cittadinanza - All'incontro anche il viceministro Fassina, il deputato Marcon e il presidente dell'Arci Beni

“Non offendete me, ma l’istituzione”

di Maria Letizia Riganelli
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Cécile Kyenge

Cécile Kyenge

Il pubblico al cortile di Palazzo dei Priori per la ministra Kyenge

Il pubblico al cortile di Palazzo dei Priori per la ministra Kyenge

Leonardo Michelini

Leonardo Michelini

Stefano Fassina

Stefano Fassina

Cécile Kyenge

Cécile Kyenge

– “Cécile resisti, siamo con te e contro il razzismo”. La riposta agli insulti razzisti verso Cécile Kyenge arriva da Viterbo. Prima dal pubblico presente all’iniziativa dell’Arci, che alza cartelli in suo sostegno, e poi direttamente dalla voce della ministra dell’Integrazione (fotogallery).

La Kyenge dal cortile di palazzo dei Priori rimanda al mittente insulti e offese. “Gli attacchi, le offese non sono rivolte a me, ma all’istituzione e a tutti coloro che rifiutano il razzismo. Siamo tutti bersagli di queste minacce, di questi insulti”. Cécile Kyenge è ospite dell’incontro organizzato nell’ambito di Energie popolari, il primo forum nazionale delle associazioni Arci che si è aperto ieri a Viterbo.

Oltre alla ministra dell’Integrazione hanno partecipato Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci, il viceministro Stefano Fassina e il deputato Giulio Marcon (Sel). Al centro del dibattito il diritto di voto agli immigrati residenti in Italia, la crisi economica, l’emergenza sociale e i diritti di cittadinanza.

Tra il pubblico il prefetto Antonella Scolamiero, il sindaco Leonardo Michelini, gli assessori Raffaella Valeri e Giacomo Barelli, l’assessore provinciale Gianmaria Santucci e il segretario provinciale del Pd Andrea Egidi.

“Questo è un periodo difficile – ammette la ministra – ma il cambiamento italiano è stato importante ed è stato apprezzato anche all’Onu. Il segnale di un ministero dedicato all’integrazione è stato colto, perché è un atto di coraggio, una scelta importante  e un segnale che da fuori tutti aspettavano. Una risposta necessaria. Ora c’è una nuova immagine che dobbiamo difendere. E soprattutto ora non dobbiamo farci distrarre dagli insulti perché non dobbiamo perdere di vista l’obiettivo: dare voce a chi finora non ce l’ha avuta e ora si riconosce in un progetto e si sente rappresentato.

Vorrei che al mio ministero – dice infine – venisse tolta una “g”, così da passare da integrazione a interazione, che significa mescolare, scambio. E’ necessario cambiare approccio per mettere al centro i diritti. E nel decreto del ministero ho inserito la semplificazione dell’iter burocratico per la cittadinanza, perché il nostro compito è rimuovere gli ostagli e far tornare la speranza”.

Il pubblico applaude e per far sentire ancora di più la sua vicinanza alla ministra spuntano cartelli con scritto a pennarello “Cécile resisti”.

A difendere dagli attacchi la ministra Kyenge ci pensa anche il sindaco Michelini nel saluto iniziale. “Quelle offese non sono da italiani, la nostra cultura è diversa. Noi come popolo non siamo mai stati esclusivi, anzi”.

Che il cambiamento in atto fosse necessario lo sottolinea anche Stefano Fassina. “Tutti abbiamo sentito dire che questa è una crisi drammatica, la più drammatica di questo secolo. Ma nessuno dice che proprio per questo i vecchi paradigmi non funzionano. Servono ricette nuove – spiega Fassina -, modelli nuovi. Se la disuguaglianza è un problema si aggredisce ridistribuendo la ricchezza per via fiscale. Mettere al centro il lavoro non basta, la ricetta è cambiare la linea politica economica europea. Bisogna cambiare rotta, l’austerità non funziona. E per fare questo serve il consenso dell’Europa, le scelte unilaterali non portano da nessuna parte. E il primo ministro Letta si è impegnato in questa direzione”.

Maria Letizia Riganelli


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21 giugno, 2013

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