Viterbo – (sil.co.) – Si reca alla Polfer di Porta Fiorentina per denunciare il furto di una valigia in treno, ma viene denunciato a sua volta perché non avrebbe dovuto trovarsi a Viterbo da dove era stato allontanato con foglio di via e divieto di ritorno.
A causa della violazione della misura cautelare è finito ieri a processo davanti al giudice Jacopo Rocchi un 42enne che il 7 aprile 2019 si era presentato presso gli uffici della polizia ferroviaria dello scalo viterbese, su pressione del padre 75enne, preoccupato del fatto che all’interno della valigia fosse conservato anche il curriculum vitae del figlio, con allegate in originale le note dei datori di lavoro.
Il figlio era rientrato la notte precedente dal settentrione, dove era andato a cercare occupazione, con un Intercity Night partito da Udine che aveva fatto tappa a Orte.
“Quando mio figlio mi ha detto che la valigia doveva essergli stata rubata da un qualche malvivente durante una delle tante fermate del treno, siamo andati alla Polfer di Orte Scalo per sporgere denuncia, essendoci dentro sia il telefonino che il suo curriculum vitae, che sarebbe stato complicato rimettere insieme per via degli originali delle note dei datori di lavoro. Loro però mi hanno detto che non potevano darci retta prima di due-tre ore e che, se volevamo provare a sentire se la valigia fosse stata ritrovata in qualche stazione, ci saremmo dovuti recare a Viterbo”, ha spiegato il padre dell’imputato, sentito dopo uno dei poliziotti di Porta Fiorentina che la mattina del 7 aprile di quattro anni fa hanno raccolto la denuncia, scoprendo la violazione del foglio di via da parte della persona offesa, peraltro prossimo alla scadenza, il successivo 29 agosto.
“Se fossimo andati dai carabinieri, avremmo potuto soltanto sporgere denuncia, con le lungaggini che sappiamo, mentre alla Polfer potevano magari dare subito delle verifiche nelle stazioni dove si era fermato durante la notte l’Intercity e con un po’ di fortuna risolvere il problema”, ha proseguito il genitore.
L’imputato, sentito per ultimo dal giudice, prima della sentenza, ha confermato la versione del padre, spiegando di avere insistito col genitore perché non si fermasse a Viterbo, tanto più considerato il foglio di via, ma proseguisse il viaggio verso il centro della provincia dove era residente e dove avrebbe sporto denuncia presso la locale caserma dei carabinieri.
Il difensore Stefano Billi ha chiesto l’assoluzione del 42enne e anche il vice procuratore onorario Cristiano Ricciutelli ha chiesto l’assoluzione, per la tenuità del fatto, accordata dopo una camera di consiglio lampo dal giudice Rocchi.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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