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Tribunale - In aula la drammatica testimonianza del padre della vittima - Di recente l'imputato è tornato a cercarla, arrampicandosi sul balcone -Sono intervenuti i carabinieri ed è scattata la misura cautelare

Botte alla moglie e al suocero che difende la figlia: “Abbiamo vissuto quindici anni di inferno”

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Violenza sulle donne - foto di repertorio

Violenza sulle donne – foto di repertorio

Viterbo – (sil.co.) – Finito a processo per maltrattamenti aggravati in famiglia, avrebbe picchiato la moglie e il suocero.

Anche davanti ai tre figli minorenni, uno dei quali lo avrebbe difeso, una sera che i carabinieri lo hanno trovato col padre in strada dopo l’ennesimo litigio con la mamma, dicendo ai militari “no, non è stato papà”, per non farglielo portare via. 

“Quindici anni di inferno”. Così ha sintetizzato la travagliata relazione tra la figlia e il genero, il suocero settantenne dell’imputato, difeso dall’avvocato Vincenzo Petroni, ricostruendo davanti al collegio gli episodi più brutti cui ha assistito e di cui lui stesso è stato vittima, per difendere la figlia, a partire dal matrimonio della coppia, celebrato nel 2007. Scenario un centro dei Cimini.

La figlia, nel frattempo, ha rimesso la querela. “Lo ha sempre perdonato ed è tornata ogni volta a vivere con lui. La prima volta che l’ha massacrata di botte erano sposati da due mesi”. I fatti al centro del processo sono fino al 4 gennaio 2021. “Poche settimane fa è tornato a cercarla, si è arrampicato sulle inferriate del balcone ed è entrato in casa sua dal balcone. Sono intervenuti i carabinieri e ora è sottoposto a misura cautelare”, ha rivelato il suocero.

Una volta il genero gli avrebbe dato un pugno in un occhio, ferendolo gravemente con l’orologio che portava al polso. Un’altra volta, ubriaco, lo avrebbe preso a schiaffi dopo essere stato bloccato mentre in mezzo alla strada cercava di tirare la grata di un tombino alla moglie. Un’altra gli ha sferrato un calcio in faccia, mancandolo per poco. Padre e figlia, mentre la donna era incinta, sono finiti insieme all’ospedale, la figlia coperta di lividi su tutto il corpo, dopo essere stati picchiati entrambi.

La difesa ha chiesto al suocero se sapesse di un grave infortunio occorso una quindicina di anni fa al genero, rimasto folgorato dall’alta tensione e ricoverato per mesi in ospedale e se lo avesse picchiato prima o dopo l’incidente. “La prima volta che mi ha messo le mani addosso, dandomi il pugno all’occhio, è stato dopo l’incidente”, ha risposto il settantenne. 

Il processo riprenderà la prossima estate per sentire ulteriori testimoni.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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18 ottobre, 2023

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