Viterbo – (sil.co.) – Erano passate da poco le undici di sera del 19 ottobre 2021 quando ha imboccato in auto via della Palazzina verso piazzale Gramsci guidando col cellulare in mano.
Gli è andata male, perché è incappato in una pattuglia della polizia stradale, che stava facendo defluire un assembramento di auto in sosta lungo l’arteria.
“Lo abbiamo fermato per il cellulare, ma quando è sceso dalla macchina aveva l’alito vinoso e barcollava, per cui lo abbiamo sottoposto a etilometro, positivo la prima e anche la seconda volta, 0,89 e 0,87. Non senza fatica, perché ha provato in tutti i modi a sottrarsi al controllo”, ha spiegato uno degli agenti intervenuti.
Capita la mala parata, l’automobilista avrebbe gettato per terra le chiavi dell’auto: “Ci ha detto ‘tenetevi la macchina’, voleva andare via”. Invece è finito a processo davanti al giudice monocratico del tribunale di Viterbo che, ieri, lo ha condannato in primo grado a sei mesi di arresto, tremila euro di ammenda e otto mesi di sospensione della patente.
L’accusa aveva chiesto due mesi di arresto e tremila euro di ammenda.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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