Capranica – (sil.co.) – Alla guida ubriaco fa un incidente, per non farsi ritirare la patente prova a strapparla dalle mani di un carabiniere. Ammanettato, tenta di lanciarsi contro un palo: “Così poi mando le foto a Tusciaweb e dico che mi avete picchiato”. È finito a processo per resistenza a pubblico ufficiale.
Erano circa le undici e mezza di sera del 9 settembre 2022 quando i carabinieri della stazione di Capranica sono intervenuti per un incidente avvenuto sulla Cassia al limite col territorio del comune di Sutri.
“Abbiamo subito realizzato che l’automobilista era ubriaco, ma lui oltre a rifiutare categoricamente di sottoporsi a controllo, quando ha sentito dire della patente, ha cominciato a dare in escandescenze. Io ero appoggiato all’auto si servizio a trascrivere i dati quando all’improvviso mi ha aggredito alle spalle, dandomi una spinta da dietro e togliendomi i suoi documenti, la carta di circolazione della vettura e la patente”, ha spiegato ieri uno dei militari interventi davanti al giudice monocratico del tribunale di Viterbo che ha giudicato l’uomo per resistenza a pubblico ufficiale.
“Urlava ‘voi non sapete chi sono io’, insultava, era incontenibile, per cui siamo stati costretti ad ammanettarlo e a farlo sedere per terra”, ha proseguito il carabiniere, raccontando un prosieguo da “indemoniato”.
“Con tutte le manette, si è messo in ginocchio e ha cominciato a strusciare la pelle delle gambe sull’asfalto, facendosi delle escoriazioni, dato che era in pantaloncini corti. Poi ha provato a lanciarsi verso un palo, minacciando di prenderlo a testate, così avrebbe mandato le foto a Tusciaweb dicendo che era stato picchiato dai carabinieri”, ha sottolineato il militare.
“Alla fine siamo riusciti a caricarlo sull’auto di servizio, per condurlo in caserma, al che ha cominciato a prendere a calci la vettura. Tutto per eludere il ritiro della patente”, ha concluso.
A gennaio la sentenza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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