Viterbo – (sil.co.) – Assolto dall’accusa di avere minacciato di morte il presunto rivale d’amore puntandogli una roncola sul lato destro del collo, un 35enne residente in un centro del comprensorio di Civita Castellana è stato condannato in primo grado a otto mesi di reclusione con pena sospesa per avere comunque portato fuori dalla propria abitazione l’attrezzo agricolo utilizzabile potenzialmente come arma e averlo brandito contro la ex moglie e il presunto corteggiatore mentre li minacciava di morte.
Vittima una 36enne e un suo presunto corteggiatore. “T’ammazzo, ti sgozzo, te e l’amico tuo”, l’avrebbe minacciata l’imputato, davanti a testimoni, l’8 settembre 2018. “Io ti ammazzo perché tu non ti devi avvicinare a lei” avrebbe detto all’amico della ex, un 31enne, appoggiandogli sulla parte destra del collo la roncola.
Il pubblico ministero ha chiesto che l’imputato venisse condannato a 11 mesi di reclusione.
Il giudice monocratico del tribunale di Viterbo, sentita la difesa, ha condannato il 35enne a otto mesi in continuazione per avere usato l’arma per minacciare la ex e il rivale, assolvendolo con formula piena dall’accusa di averla poggiata sul collo del 31enne.
Assoluzione “perché il fatto non sussiste” che è costata il rinvio degli atti per falsa testimonianza a carico di due testimoni del processo.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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