Viterbo – (sil.co.) – Litiga con un altro avventore in un night del Poggino, poi gli salta sul cofano della macchina e insulta i carabinieri intervenuti per sedare l’alterco. Arrestato quattro anni fa per danneggiamento aggravato e oltraggio a pubblico ufficiale, un militare dell’esercito è stato condannato ieri dal giudice Alessandra Aiello a sette mesi di reclusione, evitando una pena più pesante solo perché la parte offesa, pur facendo denuncia, non ha sporto querela.
Carabinieri – foto d’archivio
Protagonista un maresciallo dell’esercito che a febbraio 2019, mentre trascorreva la serata nel locale notturno, avrebbe discusso con un altro avventore, che avrebbe poi di nuovo aggredito verbalmente una volta all’esterno, dopo la chiusura del night club, prendendosela infine con la sua vettura parcheggiata lungo la via, all’interno della quale si sarebbe asserragliato il “rivale”, pronto a mettere in moto e andare via per chiudere l’episodio.
L’imputato, in particolare, alla presenza di altri testimoni, sarebbe ripetutamente saltato sul cofano della vettura del contendente per costringerlo a scendere, accanendosi anche contro il parabrezza, danneggiando entrambi, prima che sul posto arrivassero i carabinieri.
A quel punto, non contento, se la sarebbe presa anche coi militari in divisa. “Sono un maresciallo dell’esercito – avrebbe detto – non potete farmi niente, io vi registro, non siete nessuno, state compiendo un abuso, io vi rovino”, avrebbe gridato, mentre dava in escandescenze.
Secondo la difesa, l’imputato sarebbe davvero stato convinto di stare subendo un abuso e non avrebbe spintonato i carabinieri ma cercato di scagliarsi contro il rivale.
Di sicuro, secondo quanto emerso durante il processo, quando i militari sono riusciti a caricarlo sull’auto di servizio per portarlo in caserma, il maresciallo si sarebbe acceso una sigaretta una volta salito a bordo, rifiutandosi di spegnerla e assumendo un atteggiamento strafottente nei confronti degli operanti.
La “notte brava” è finita per lui con una condanna penale.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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