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Santa Rosa - Il trionfo finale dei Facchini e di Fiore del Cielo

La corsa in salita fino al santuario

di Francesca Buzzi

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I facchini alle corde tirano la Macchina

I facchini alle corde tirano la Macchina

I facchini alle corde tirano la Macchina
L'ultimo tratto prima dell'arrivo

L'ultimo tratto prima dell'arrivo

Fiore del Cielo sulla salita di Santa Rosa

Fiore del Cielo sulla salita di Santa Rosa

I festeggiamenti dopo l'arrivo

I festeggiamenti dopo l'arrivo

– L’ultimo tratto è il più difficile. E’ in salita, si fa di corsa e la stanchezza è già a livelli insopportabili. Ma ai facchini non importa. Hanno un obiettivo preciso.

Devono, anzi vogliono, portare la Macchina lassù, in cima a quella strada che fa paura anche se la fai a piedi senza nessun peso sulle spalle.

A quel punto, che sia la fede a dar loro la forza o semplicemente la voglia di riabbracciare i propri cari, poco importa.

L’importante è che ogni anno, chissà dove, quella forza la trovano sempre.

Dall’ultimo “Sollevate e fermi” di piazza del Teatro fino all’arrivo è un attimo. Non c’è tempo neanche per pensare.

Le corde si agganciano ai lati, le leve si aggiungono dietro e tutti, proprio tutti, cominciano a correre e a tirare. E’ il momento più delicato e soprattutto è quello che li vede davvero tutti protagonisti, o meglio, come direbbero loro “tutti de ‘n sentimento”.

I parenti di quegli eroi in bianco e rosso fremono per l’attesa. Non sanno se urlare e incitarli o ammirarli in silenzio.

La tensione è palpabile, ma anche per quella non c’è tempo per preoccuparsi.

Fiore del Cielo avanza veloce come un fuscello d’erba spinto dal vento. Ma il vento non c’è. Anzi.

Il caldo non si è attenuato nemmeno con il buio e l’aria è ferma più che mai. Ciò che muove la Macchina è solo la forza dei Facchini. In un attimo sono in cima.

Fanno l’ultimo giro per posizionarsi nel punto esatto dell’arrivo e, poi, finalmente la appoggiano sui cavalletti. Non proprio subito però. Il capofacchino sembra tenerli in sospeso ancora un secondo prima di lasciargliela andare. E anche loro, seppur stremati, stanchi e sudati, pare quasi che la lascino con titubanza, come a non volerla abbandonare più. Come se stessero pensando che il prossimo 3 settembre è troppo lontano e non vogliono aspettare un anno prima di rivivere quell’emozione.

Dopo l’arrivo il boato. Evviva Santa Rosa! Il grido, che fino a quel momento era di incitamento, ora diventa l’urlo liberatorio di chi ha portato a termine un’impresa titanica. Da lì in poi esplode la festa. Lo spumante scorre a fiume sulle teste di tutti. Sotto Fiore del Cielo c’è un groviglio di emozioni, abbracci e sospiri che continuerà per tutta la notte.

C’è chi abbraccia la moglie, la mamma o la fidanzata. Chi si accascia sulla scalinata della chiesa senza neanche la forza di parlare. E poi ci sono i tipici commenti post Trasporto. Ma per quelli ci sarà tempo. Ora c’è solo la voglia di festeggiare.


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4 settembre, 2011

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