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Tribunale - Violenza sessuale - Così l'imputato avrebbe minacciato la vittima

O ti spogli o ti faccio tornare in Romania

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Albert Slupecthi

Albert Slupecthi

Il casolare occupato abusivamente da Slupecthi e in cui ha ospitato il nipote e la fidanzata

Il casolare occupato abusivamente da Slupecthi e in cui ha ospitato il nipote e la fidanzata

Il casolare occupato abusivamente da Slupecthi e in cui ha ospitato il nipote e la fidanzata
Il casolare occupato abusivamente da Slupecthi e in cui ha ospitato il nipote e la fidanzata

“Le ha ordinato di spogliarsi. Ma lei non voleva. Piangeva. Cercava di prendere tempo, dicendo che voleva prima fumare una sigaretta. Quando è arrivato il fidanzato, la situazione è degenerata ed è scattata la rissa”.

Così uno dei testimoni ascoltati all’udienza di questa mattina, al tribunale di Viterbo, racconta gli approcci di Albert Slupecthi con la fidanzata di suo nipote. Una 16enne di nazionalità romena che il 43enne, romeno anche lui, avrebbe violentato nell’estate dell’anno scorso, in un casolare in via Garbini. Una specie di stanzone che Slupechti occupava abusivamente e in cui aveva ospitato i due fidanzatini per qualche tempo, in attesa di trovare una sistemazione migliore.

La violenza sessuale, per la quale Slupecthi finì in manette a settembre 2010, risale a tre mesi prima. Precisamente a metà giugno. La 16enne si era confidata solo con il suo fidanzato, un 18enne con la faccia da bambino, ascoltato stamattina in udienza. “Mi ha raccontato, piangendo, di essere stata minacciata: se lei non avesse fatto sesso con mio zio, lui avrebbe chiamato i carabinieri per farla tornare in Romania  – ha spiegato il ragazzo in un italiano stentato -. Poi le ha dato uno schiaffo, le ha calato i pantaloni e l’ha violentata”.

I due fidanzatini hanno aspettato tre mesi prima di denunciare il fatto. Nel frattempo, hanno continuato a vivere sotto lo stesso tetto dell’imputato. “Non avevamo altro posto dove andare”, ha spiegato il giovane. Poi, a settembre, suo zio ha tentato un altro approccio, come ha raccontato in aula il secondo testimone. Lei ha cercato di temporeggiare, nella speranza che, presto, sarebbe arrivato fidanzato. E così è stato. Il ragazzo è entrato in casa poco dopo con il padre e tra i due e Slupecthi è scoppiata una violenta lite. La polizia, intervenuta per sedarla, ha raccolto, alla fine, anche la denuncia della ragazza, subito trasferita in una struttura di accoglienza.

Il processo continuerà il 9 aprile, con l’ascolto di altri testimoni.


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8 novembre, 2011

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