Riceviamo e pubblichiamo – Gentilissimo direttore,
più delle precipitazioni nevose che da ieri mattina si sono riversate sulla Tuscia, ampiamente previste, mi hanno lasciato basito alcuni toni, questi sì inaspettati, con cui la vostra testata ha riportato la cronaca della conferenza stampa del 9 febbraio.
Un incontro con i media per cui abbiamo sottratto tempo all’emergenza neve, ma a cui non abbiamo voluto rinunciare perché avevamo una cosa essenziale da chiedere alla cittadinanza: collaborazione e vicinanza alle istituzioni.
Non certo per rivolgere accuse ai viterbesi, come è stato riportato in più di qualche passaggio.
Un pensiero, questo, che non ci ha mai nemmeno sfiorato.
Il nostro è stato un appello come quello che tutti i sindaci, di tutti i comuni di Italia, stanno rivolgendo in queste ore estremamente critiche ai propri concittadini, per superare un momento fortemente drammatico, in cui anche il contributo più piccolo e apparentemente insignificante del singolo volenteroso che si attiva nel proprio ambito privato, soprattutto se sommato a quello di tanti altri cittadini, si può rivelare di estrema importanza per arginare una terribile emergenza che sta flagellando tutto il paese e non solo la Tuscia.
Come amministratori ci volevamo semplicemente appellare, in questo, al senso civico, alla solidarietà, alla collaborazione, al senso di appartenenza a una comunità, e di amore verso una città che, siamo certi, un popolo orgoglioso e generoso come quello viterbese porta scritti nel suo dna e non avrà, quindi, nessuna ritrosia, semmai il desiderio, a mettere in campo in questi momenti difficili.
La nostra ambizione, come amministratori eletti proprio dai viterbesi, è vedere che queste qualità diventino i mattoni solidi e stabili su cui edificare, con il tempo, un modello di città partecipata, dove ogni cittadino possa, se lo desidera, intervenire e svolgere un ruolo attivo in ogni momento della vita pubblica.
Una filosofia, la nostra, di grande apertura democratica, tesa a coinvolgere sempre di più i cittadini al fianco delle istituzioni, e che vogliamo promuovere anche nelle emergenze, casi in cui l’esistenza di una rete di persone disponibili ad attivarsi e a fare la propria parte è sinonimo di un alto senso civico e strumento indispensabile per potenziare l’azione e gli interventi disposti da noi amministratori pubblici nell’adempimento dei nostri doveri verso la cittadinanza, a cui non mancheremo mai.
Ai viterbesi diciamo semplicemente questo: collaboriamo tutti insieme perché l’azione delle istituzioni sia ancora più efficace in questi momenti di straordinaria difficoltà.
Leggere certe speculazioni su un evento calamitoso di queste proporzioni, che sta portando serie difficoltà a moltissime famiglie italiane, mi rattrista enormemente e mi fa capire quanto sia ancora lontana, da parte di alcuni, l’idea di una società civile matura, fondata su valori e principi ben più nobili di quelli che animano chi strumentalizza certi disastri ambientali.
Giulio Marini
Sindaco di Viterbo
Signor sindaco,
leggo solo ora, alle 4 del mattino, le sua letterina, risentita, acidina, triste e insinuante, che ci ha inviato ieri. E sono basito, come direbbe la sua amica Santanché, del suo essere basito. Ma il sospetto è che lei non abbia nulla da fare di meglio in questi giorni e allora passa il tempo a “basirsi”. E forse per la città è una fortuna, logicamente.
Leggo solo alle 4 del mattino la sua misera letterina perché, non so se ne è informato, la città è sotto una bufera di neve e dalle sei di ieri mattina sono stato impegnato senza sosta a mandare avanti il giornalino che la turba tanto, logicamente. Vedo invece che lei ha trovato il tempo non solo per incontri, la cui utilità è tutta da dimostrare, ma anche, logicamente, per far polemica di bassissima lega. Avevo pensato di non rispondere nulla alla sua gravemente offensiva letterina, acidina, triste e insinuante. Consapevole che i lettori a lungo termine giudicheranno. Inoltre quando si tratta di gravi offese, come in questo caso, valuto sempre da chi provengono per dar loro il giusto peso. Nel caso specifico zero, logicamente. Ma voglio donarle un po’ del mio tempo, che, come dice Seneca, è il più prezioso dei regali.
Mi sarei aspettato che in questa giornata campale lei, logicamente, fosse impegnato in cose serie e non in polemichette la cui volgarità è pari alla loro inconsistenza argomentativa.
Lei infatti ci contesta i “toni”, anche perché lei sa benissimo che il giornalista che ha seguito la conferenza è conosciuto per la grande professionalità e accuratezza. Lei e i suoi amici di giunta avete proprio detto quello che avete detto, la sua misera letterina lo sottintende, logicamente. E lei prudentemente non contesta questo. Visto anche che fortunatamente c’è l’abitudine di registrare le sue conferenze stampa. Quindi, logicamente, nessun fraintendimento su quello che ha detto ma una questione di toni. Come dire, lei da fine linguista comprenderà, non di denotato ma di connotato si discute, logicamente. Mi verrebbe da dire: di colore semantico.
Vorrei spiegarle che, fino a prova contraria, i toni li decidiamo noi, logicamente. Questa è la libertà di stampa, signor sindaco. Quanto alle volgari insinuazioni su speculazioni varie – lo diciamo a lei che sicuramente sarà un assiduo lettore dell’opera di Kant, logicamente -, diceva Goethe kantianamente che se l'”occhio non fosse solare non vedrebbe il sole”, logicamente. Rispediamo, cioè, al mittente le insinuazioni. Anche perché noi non viviamo di denaro pubblico, non abbiamo preccupazione per la nostra sediola, non dobbiamo difendere il nostro orticello politico. Non sappiamo se lei possa dire la stessa cosa. Noi, poi, forniamo un servizio. E in questi giorni ci siamo sentiti servizio pubblico. Lo dico con orgoglio, anche perché il servizio è stato apprezzato da 50 mila lettori al giorno.
Insomma sindaco, invece di perder tempo si dia da fare, se ne è capace, per tentare di contrastare la grave situazione che sta affrontando la città. Non lei, logicamente. E la smetta di offendere i cittadini e chi lavora con competenza. Ecco mi rimane un po’ difficile, logicamente, spiegare a lei il concetto di “lavoro”, nonostante le sue raffinatissime competenze linguistiche a tutti note. Ma sa, ci son dei concetti che per essere compresi presuppongono qualche pratica.
Ultima cosa: se veramente con la sua conferenza voleva chiedere ai viterbesi semplicemente di collaborare, logicamente, la doveva tenere prima della disastrosa risposta all’emergenza neve del primo giorno. Ma la sua misera letterina la dice lunga su cosa pensa lei dei viterbesi… E poi: tutti gli organi di stampa più importanti hanno interpretato le sue parole dette in conferenza stampa nello stesso modo di Tusciaweb. Ora: o tutti i giornalisti sono incapaci, oppure lei come comunicatore ha qualche problemino, logicamente.
Ora la lascio e vado a dormire qualche ora, domani io debbo lavorare, logicamente.
Carlo Galeotti
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