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Tribunale - Deve rispondere di disturbo della quiete pubblica

Cani abbaiano troppo, a giudizio il padrone

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Un'aula del Palazzo di Giustizia viterbese

Un'aula del Palazzo di Giustizia viterbese

Cani abbaiano troppo, a giudizio il padrone.

Erano diventati il tormento del vicinato: 14 cani, tenuti in un cortile nel quartiere Poggino, a Viterbo, abbaiavano notte e giorno, al punto da costringere tre famiglie della zona a tenere le finestre sempre chiuse.

La vicenda è approdata al tribunale di Viterbo. A giudizio è finito il proprietario dei cani, accusato di disturbo alla quiete pubblica.

Il vicino esasperato che lo aveva denunciato nel 2009, parte civile al processo, ha testimoniato ieri mattina in aula. “Era una situazione invivibile – ha detto davanti a giudici e avvocati -. Io ho una società di progettazione che si affaccia sul cortile in cui erano tenuti i cani. Lavoravamo tutto il giorno con i loro latrati e guaiti. E so per certo che qualche residente della zona non dormiva più”.

Il secondo testimone, un pensionato del Poggino, conferma. “Mia moglie si era addirittura trasferita a dormire da mia figlia, perché non riusciva più a chiudere occhio”.

Ma qualcun altro dissente. La terza persona chiamata a deporre non si è mai accorta di nulla, nonostante lavorasse anche lei in zona, trascorrendo buona parte della giornata nel suo ufficio al Poggino, a pochi metri dal cortile con i cani.

Il padrone, del resto, aveva anche provato ad azzittire i suoi animali. Aveva installato nelle gabbie un sistema antiabbaio, dotato di una pompa che, al minimo latrato, spruzzava acqua addosso ai cani. Ma, a detta di chi lo ha denunciato, non sortì nessun effetto, a differenza della causa civile intentata nel 2010 contro il padrone e terminata con il trasferimento dei cani altrove. Problema risolto, dunque. Eppure il procedimento penale va avanti, anche senza più i cani a disturbare. “Trovate un accordo”, ha suggerito alle parti il giudice Eugenio Turco.

La causa è quindi rinviata al 7 novembre. Sempre che difesa e parte civile non decidano di seguire il consiglio del giudice.


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24 maggio, 2012

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