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Tribunale - Ieri pomeriggio la condanna del gup - La difesa: "Faremo appello"

Violenza sessuale su bambine, 7 anni e mezzo al “pranoterapeuta”

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Alcuni dei materiali sequestrati dalla polizia a Luciano Scibilia, il giorno dell'arresto

– Per il sedicente pranoterapeuta non è ancora finita.

La difesa del 65enne Luciano Scibilia, condannato a sette anni e mezzo per abusi sessuali su sette ragazzine, è già pronta al contrattacco in appello.

L’avvocato Giosuè Bruno Naso non ha dubbi e non ne aveva molti nemmeno sull’esito dell’ultima udienza di ieri. “In questo genere di vicende giudiziarie, si sa, la difesa parte minorata – commenta alla fine del processo con rito abbreviato -. Ci aspettavamo una condanna. Ma ciò non toglie che abbiamo ancora la possibilità di rivalerci in appello e la sfrutteremo sicuramente”.

Il legale lascerà passare i 90 giorni previsti per il deposito delle motivazioni del giudice e poi impugnerà la sentenza. Sa già che lo farà ancor prima di uscire dall’aula 1 del tribunale di Viterbo, dove ieri pomeriggio il gup Salvatore Fanti ha dichiarato il suo assistito Luciano Scibilia colpevole di violenza sessuale, violenza privata e maltrattamenti in famiglia.

La decisione è arrivata alle 17, dopo la requisitoria del pm Fabrizio Tucci e le arringhe dei legali di parte civile e difesa.

Scibilia, ex bidello in una scuola del Viterbese, doveva rispondere delle presunte violenze sessuali su sette adolescenti. Abusi risalenti agli anni tra il 2002 e il 2007, quando tutte e sette le ragazze erano minorenni. Due di loro erano le figlie dell’allora convivente di Scibilia. La più grande doveva compiere 16 anni, l’altra 14.

Secondo la ricostruzione del pubblico ministero, il pranoterapeuta le avrebbe adescate con la scusa dei suoi poteri magici, che gli avrebbero permesso di farle diventare più alte, magre e belle. Bastava sottoporsi ai suoi massaggi che, per la pubblica accusa, erano squallidi pretesti per allungare le mani sulle sette ragazzine.

Gli abusi sarebbero avvenuti nello studio del sedicente pranoterapeuta, sul lettino in cui faceva sdraiare le giovani vittime. A volte si sarebbe limitato a palpeggiarle nelle parti intime. In altre occasioni, invece, si sarebbe spinto a richieste di sesso orale, sodomizzazioni e rapporti sessuali completi. Nonostante le ragazze lo implorassero di smettere.

Quanto alle altre accuse di violenza privata e maltrattamenti in famiglia, la prima riguarderebbe le minacce alla figlia maggiore della sua convivente. Avrebbe ucciso tutta la sua famiglia, se avesse rivelato le violenze. La seconda è riferita, invece, ai modi autoritari con cui l’uomo si sarebbe rivolto tanto alla ex, quanto alle figlie.

La pubblica accusa aveva chiesto la condanna a dieci anni. La difesa l’assoluzione, puntando sulle incoerenze e discrasie nei racconti delle vittime.

Oltre ai sette anni e mezzo di reclusione, il gup Fanti ha disposto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il pagamento dei 12mila 500 euro di spese legali e di una provvisionale da 190mila euro, da ripartire tra le vittime.


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3 maggio, 2012

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