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Accorpamento province - Il presidente raccoglie la proposta di un confronto pubblico lanciata da De Nardo

Se proprio ci dobbiamo “sposare”, facciamolo con Orvieto…

di Marcello Meroi - Presidente della Provincia
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Marcello Meroi

Marcello Meroi

– No, le politiche territoriali non si fanno affatto con il pennarello, come ha giustamente sottolineato in un suo sempre stimolante intervento il professor Francesco Mattioli nei giorni scorsi.

La cultura, la realtà sociale, storica e ambientale dei territori non si smembrano o si accorpano per decreto. E’ innanzitutto una questione di buonsenso, prima che di strategia politica vera e propria.

Purtroppo però il governo dei banchieri, lanciatosi in questa tanto populistica quanto sterile operazione di demonizzazione delle amministrazioni provinciali individuate come centri d’infinito spreco, non sembra proprio curarsene o rendersene conto.

Così come, peraltro, Monti e i suoi banchieri non si rendono conto di tante altre situazioni che stanno uccidendo un paese ormai allo sbando e a un passo dal tracollo. Ma questo è un discorso più ampio da affrontare in altra sede.

E’ allora oggi necessario parlare di cultura, di tradizione, di storia comune dei territori. Di un’area vasta, ricca di tante peculiarità, di cui si occupa non solo un amministratore locale che, eletto dai cittadini, fa del proprio meglio per governarli; ma anche e soprattutto conoscitori profondi della nostra storia e della nostra cultura che, come Mattioli, questi territori li studiano, comprendendone bene tratti e popolazione.

Chi ha infatti esperienza delle realtà della Tuscia e delle zone a essa limitrofe non può non trovarsi ovviamente in palese polemica con coloro che formulano soltanto nuove macro definizioni frutto di scelte miopi e fatte a tavolino sulla carta geografica, in dispregio di valori derivanti dall’unica lingua che questi esponenti dell’alta finanza sanno parlare: quella della mera teoria e del burocratese.

Trovo altrettanto interessante la proposta di Valerio De Nardo, dimostratosi ancora una volta uomo libero e profondo conoscitore della nostra terra, di riflettere su un progetto di ristrutturazione della governance territoriale che miri alla ricostituzione di quell’Etruria di cui ognuno di noi è figlio, di quell’area vasta che comprenda l’Alto Lazio e le confinanti aree di Toscana, Umbria e di Roma Nord.

Penso, per esempio, al litorale laziale nell’ampio tratto che va da Civitavecchia a Capalbio, o alla vicinanza – non solo geografica ma anche e soprattutto culturale – della Tuscia viterbese con i comuni di Orvieto, Castel Giorgio, Porano.

In un’ottica di riorganizzazione delle province è giusto soprattutto ragionare sulla possibilità di una revisione dei confini regionali che restituisca omogeneità a territori che altrimenti rischierebbero una ancora più marcata divisione e l’esclusione da progetti comuni di sviluppo. Rimarrebbe infatti difficile spiegare la fondamentale utilità del completamento della Trasversale Orte-Civitavecchia ai cittadini di Amatrice, i quali guardano giustamente molto più ad Ascoli che a Viterbo.

Ecco perché voglio raccogliere l’invito del professor Mattioli, ma anche di Renzo Trappolini, a una riflessione profonda sull’omogeneità storica, culturale, infrastrutturale ed economica della Tuscia, partecipando, come suggerito da Valerio De Nardo, a un dibattito e a un confronto che non siano di natura meramente politica. Non certo di quella politica troppo spesso legata a logiche di sudditanza psicologica che ormai impediscono di avere un reale impatto positivo tra la gente.

Interveniamo in una discussione interessante in cui i protagonisti siano i cittadini, i territori, i Comuni e le comunità locali. La nostra terra, come tutte le altre splendide realtà locali di questa Italia, non può essere svenduta alla logica del taglia e cuci indiscriminato dei banchieri del governo Monti.

Eleviamo insieme il dibattito, discutiamo tra voci libere con programmi e idee intelligenti. Facciamo intervenire anche i sostenitori del decreto legge di revisione delle Province per chiarire che siamo tutti d’accordo sulla necessità di accorpare per razionalizzare le spese, ma con logica e intenti di vero risparmio e di tutela dell’identità delle nostre comunità, le quali rappresentano il fondamento e allo stesso tempo l’unica ancora di salvezza di un paese in balia di meccanismi che appaiono sempre più autodistruttivi.

Marcello Meroi
Presidente della Provincia di Viterbo


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25 luglio, 2012

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