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Bolsena - Ambulanza senza defibrillatore, 20enne stroncato da infarto - La parte civile chiedeva maxirisarcimento da due milioni di euro

Omicidio colposo, assolto governatore della Misericordia

Gli avvocati Stefania Scarpati (parte civile) e Vincenzo Dionisi (difesa)

Gli avvocati Stefania Scarpati (parte civile) e Vincenzo Dionisi (difesa)

Il pm Paola Conti

Il pm Paola Conti

(s.m.) – A vent’anni Andrea Massari si accascia a terra e muore. È l’estate del 2007. Il suo giovane cuore si ferma di colpo.

A giudizio finisce G.A.V., governatore della Misericordia di Bolsena, per omicidio colposo e abuso in atti d’ufficio. Dopo cinque anni è stato assolto perché il fatto non sussiste.

Ieri mattina l’udienza conclusiva, al tribunale di Viterbo. Il processo ruota tutto intorno al defibrillatore che, la sera della morte di Andrea, non era sull’ambulanza (era rotto). Non fu G.A.V. a soccorrere il ragazzo, ma il governatore della Misericordia fu comunque accusato di non aver predisposto corsi per l’uso del defibrillatore e di non essersi preoccupato della manutenzione.

Accusa, parte civile e difesa hanno ricostruito, minuto per minuto, i drammatici momenti del 17 giugno 2007. L’ultima serata di Andrea.

Il ragazzo arriva al bar con gli amici. Bevono. Ridono. Verso mezzanotte e mezza, Andrea cade. Gli amici pensano che sia svenuto, che abbia bevuto troppo. Ma passa il tempo e lui non si riprende. A mezzanotte e quarantadue partono le prime telefonate a Misericordia e 118. L’ambulanza della Misericordia arriva per prima, ma a bordo non c’è il defibrillatore.

A mezzanotte e cinquantasette Andrea ha il battito debole, ma è ancora vivo. Lo dice il soccorritore della Misericordia per telefono ai volontari del 118, che arrivano tre minuti dopo. All’una il 118 carica il 20enne sull’ambulanza per portarlo all’ospedale. Andrea muore al pronto soccorso e per G.A.V. cominciano i guai.

All’udienza preliminare si scopre che i corsi per l’uso del defibrillatore, in realtà, erano stati fatti. Per questo, ieri, il pm Paola Conti ha chiesto l’assoluzione dall’accusa di omissione in atti d’ufficio e la condanna a cinque mesi per omicidio colposo.

Più severa la parte civile: “Il defibrillatore sull’ambulanza è indispensabile – ha dichiarato l’avvocato Stefania Scarpati -. Andrea poteva salvarsi ed è stato lasciato morire”. La sua arringa è terminata con una richiesta di risarcimento di due milioni di euro e una provvisionale immediatamente esecutiva di 500mila euro per i genitori.

La difesa ha puntato sulla responsabilità del singolo soccorritore e sul mancato obbligo di tenere il defibrillatore sull’ambulanza della Misericordia. “La legge che lo prevede è entrata in vigore tre anni dopo – ha spiegato l’avvocato Vincenzo Dionisi -. Non c’è comunque la prova che il trattamento con defibrillatore avrebbe salvato Andrea”.

Tesi accolta in pieno dal collegio dei giudici, che ha rimesso gli atti al pm per accertare eventuali responsabilità del volontario che soccorse il ragazzo. Entro novanta giorni, le motivazioni della sentenza. Tra i testimoni, anche l’assessore comunale Andrea Di Sorte.

3 ottobre, 2012

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