(g.f.) – La passione per la politica, la vita e l’amore per quel biondino conosciuto nella Germania dell’Est tanti anni fa (fotocronaca).
Al cimitero San Lazzaro, il funerale di Giovanna Strich, scomparsa ieri all’età di 92 anni, l’ultimo saluto alla donna che ha segnato un’epoca per la sinistra viterbese insieme al marito Assuero Ginebri, scomparso quattro anni fa. Impossibile non ricordarli insieme.
In molti si sono stretti attorno ai figli Sergio e Marco. Compagni e amici.
“A Giovanna – dice Angela Giovagnoli – va un ringraziamento per quello che ha dato a tutti noi, per il suo impegno nel progresso e nel civismo, una grande figura politica, amministrativa e di forte impegno culturale”.
Sempre con il marito, conosciuto tanti anni fa nell’allora Germania dell’Est, come lei stessa ha raccontato nel libro Passaggi in Europa.
“E’ venuta in Italia – ricorda Angela Giovagnoli leggendo alcuni passi del libro – per amore di un biondino conosciuto nella Repubblica Popolare Tedesca, in Turingia.
Giovanna lo adocchiò subito e Assuero chiese a sua volta chi fosse quella bella mora. L’attrazione fu immediata, tanto che sei mesi dopo si sposarono. Lui aveva 38 anni e lei 35.In venti giorni organizzarono la cerimonia”.
Un incontro fuori dall’ordinario. “Assuero le confessò d’essere stato ammalato di tbc, contratta durante la prigionia e a sua volta lei le confessò d’essere ebrea, al che Assuero le chiese spaventato se lei fosse credente, furono, disse lei, le uniche confessioni che si fecero. Poi la dichiarazione d’amore, fatta con un’interprete, visto che lei era tedesca e lui italiano, ma nessuno dei due parlava la lingua dell’altro”.
Una vita intensa. “Organizzeremo un altro incontro – anticipa Angela Giovagnoli – per parlare ampiamente di lei, adesso impossibile farlo”. Un tempo così breve non renderebbe giustizia alla sua figura.
Impegno e passione, non solo in politica. Giovanna Strich lascia un segno indelebile tra i molti che le sono stati amici.
“Siamo state amiche per la vita, ce ne siamo dette tante, anche negli ultimi giorni – ricorda Annarita Piacentini – ma lei è stata nostra amica, di tutti noi. Quello che Giovanna ha dato a me, lo ha dato anche agli altri.
Mi mancherà, ma io continuerò a dialogare con lei, a chiederle cosa ne pensa di questo o di quello. Mi mancheranno i suoi ricordi, uno me lo ha raccontato proprio in questi ultimi giorni”. Un’immagine. “Il vestito bianco a fiori che ha indossato per l’ultimo giorno di scuola”.
In tanti si sono stretti attorno alla famiglia, molti di quelli che con Giovanna Strich hanno condiviso il percorso, esponenti della sinistra da Ugo Sposetti a Quarto Trabacchini, Antonio Capaldi.
“Hanno parlato di lei come un’intellettuale – dice Maurizio Brunori – ma era molto di più, era una donna di cultura. Ha sempre letto molto, trovava nella lettura completezza nella missione che sentiva d’avere.
Una grande amica dei libri e per fortuna ne ha scritto uno da cui si comprende quanto grande fosse la passione per la vita e il suo rigore morale e quanto guardasse avanti, tanto da dedicare ai suoi tre nipoti il volume”.
La nuora Carla a stento riesce a dire qualche parola, con la voce rotta dall’emozione. “La amo tanto, sarà sempre nel mio cuore”.
Tedesca, ma viterbese d’adozione, è nata a Dusseldorf nel 1923. Dopo aver trascorso l’infanzia a Berlino si è trasferita a Mosca nel 1931. Qui ha studiato alla scuola modello numero 25 – la Scuola del Cremlino, così denominata poiché frequentata anche dai figli di Stalin, Khrusciov e Beria.
Quindi si iscrisse alla facoltà di Storia, per poi arruolarsi come volontaria civile nell’Armata Rossa. Addetta al fronte alla propaganda antinazista in lingua tedesca, una volta conclusa la guerra ha lavorato come interprete nella Repubblica democratica tedesca.
Si è sposata a Berlino con Assuero Ginebri, seguendolo poi a Viterbo, dove ha ricoperto incarichi amministrativi e politici. Tra questi, la carica di assessore alla Sanità della Provincia dal 1976 al 1978.
Giuseppe Ferlicca
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