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Tribunale - Il giudice di pace solleva il conflitto di attribuzioni - Processo sospeso a Viterbo - Parola alla Consulta

Diffamazione Berlusconi-Di Pietro, atti alla Corte Costituzionale

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Antonio Di Pietro

- Diffamazione Berlusconi-Di Pietro, parola alla Corte costituzionale.

Nuovo capitolo nella storia infinita del processo a Silvio Berlusconi per diffamazione contro Antonio Di Pietro.

Il giudice di pace di Viterbo ha sollevato il conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale. Ciò significa che sarà la Consulta a dover decidere se il Cavaliere debba rispondere o meno della diffamazione contro il leader dell’Italia dei valori.

La denuncia di Di Pietro arrivò nel 2008. Durante un comizio al Palamalè, a sostegno della candidatura a sindaco di Giulio Marini, Berlusconi apostrofò con parole pesanti l’ex pm di Mani pulite. Tra le tante battute al vetriolo, quella sulla sua laurea in giurisprudenza: “si è laureato grazie ai servizi segreti perché non è possibile che l’abbia presa uno che parla così l’italiano…”.

Scattata la querela, il giudice di pace di Viterbo aveva trasmesso gli atti alla Camera, per verificare se quanto detto da Berlusconi rientrasse nell’immunità prevista dall’articolo 68 della Costituzione. Secondo la norma, “I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”. Per la Camera, Berlusconi parlava come deputato, riconoscendogli, quindi, quell’insindacabilità di giudizio che lo metteva al riparo dal processo.

Il giudice di pace lo aveva dichiarato non punibile, proprio perché l’ex premier aveva agito “nell’esercizio della funzione parlamentare”. Ma Di Pietro non stette a guardare. Su sollecito dei suoi legali, la procura di Viterbo impugnò la sentenza del giudice davanti alla Cassazione.

La Suprema Corte ha accolto il ricorso: Berlusconi parlava a un comizio elettorale e non in una sede istituzionale. Quindi, non poteva beneficiare dell’immunità dell’articolo 68. Gli atti sono tornati al tribunale di Viterbo, che aveva due possibilità: procedere con il processo o passare la palla alla Corte costituzionale. Il giudice ha scelto questa strada.

Per ora, il processo a Viterbo è sospeso, in attesa che la Consulta decida.

10 gennaio, 2013 - 2.15
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