![]() Rodolfo Gigli |
– “Non sono dell’Udc perché il partito non esiste”. “Se Michelini fosse il candidato sindaco non avrei problemi ad appoggiarlo”. “La proposta di Zingaretti è l’unica seria”.
Nando Gigli liquida in poche parole la questione del suo futuro politico. Il consigliere regionale non fa più parte dell’Udc semplicemente perché, per lui, il partito non c’è e anzi è una realtà destinata a esaurirsi.
A oggi, dunque, si definisce un uomo politicamente libero. Libero di prendere le decisioni che meglio credere senza rendere conto a nessun partito.
Sta nell’Udc o no?
“Non sono più nell’Udc perché per me il partito non c’è più – esordisce il Gigli -. E’ una finzione e da tempo non ha fatto più nulla che potesse dare l’idea di un vero schieramento. Semmai ci si sono un paio di persone che decidono tutto a livello nazionale e secondo valutazioni assolutamente assurde e singolari. E’ un partito o, per meglio dire, una realtà destinata a esaurirsi”.
Parla a livello locale?
“No a livello nazionale – tiene a precisare -. A livello locale nemmeno vale la pena di perderci tempo”.
Perché lunedì sera non era all’incontro con il segretario nazionale Cesa che ha presentato i candidati?
“Nessuno mi ha mai invitato, né a quell’incontro, di cui sono venuto a conoscenza grazie al vostro articolo, né alle riunioni fatte nelle ultime settimane. Da prima della nomina del commissario, non ho avuto più comunicazioni, ma la cosa non mi ha particolarmente addolorato”.
Come si spiega, però, questo atteggiamento?
“Evidentemente la classe dirigente, espressa in maniera democratica attraverso un congresso, non era di gradimento a chi rappresenta il partito a livello nazionale. Non voglio dire da chi lo guida, perché per me l’Udc non ha una guida, ma solo a un paio di persone, il più delle volte in contrasto tra di loro, che gestiscono tutto”.
Alle regionali chi appoggerà?
“Da tempo ho detto che sono molto più attratto dai problemi del territorio che alle sigle politiche che, nella maggior parte dei casi, sono destinate a subire grossi stravolgimenti con queste elezioni. Non ho ancora deciso cosa farò, ma le mie scelte tenderanno a privilegiare e salvaguardare gli interessi della provincia e il mio contributo andrà a chi sarà in grado di rappresentare al meglio le esigenze della Tuscia”.
E la sua simpatia per il candidato del Pd Nicola Zingaretti?
“Per me quella di Zingaretti è una proposta seria – ammette -. In questo momento la sua candidatura è l’unica a meritare considerazione, non solo per le alte possibilità che con il voto si trasformi in una scelta reale, ma anche perché mi sembra una persona di grande esperienza e con un programma condivisibile”.
Alle comunali invece, cosa farà?
“E’ presto, ne parliamo dopo le elezioni. Molto dipenderà dalla scelta del candidato sindaco che per me deve essere una persona in grado di garantire autonomia dalle logiche di partito che non servono alla città e alla politica. Mi auguro che la società civile scenda in campo e faccia delle proposte. Basta con la contrapposizione destra-sinistra. Ognuno poi deve fare tesoro dell’esperienza di questi ultimi anni che, secondo me, con il massimo rispetto per chi ha amministrato, non è stata però utile al futuro della città”.
Il presidente di Coldiretti Leonardo Michelini risponde a queste caratteristiche?
“Michelini merita sicuramente considerazione e apprezzamento per tante ragioni. Se fosse lui il candidato sindaco non avrei problemi a sostenerlo, anzi, lo farei con grande convinzione”.
A oggi come si definisce politicamente Nando Gigli?
“Un uomo libero che non si sente più vincolato da logiche di coerenza partitica e che quindi giudica e decide sulla base di elementi oggettivi”.
L’ha infastidita, l’altra sera, vedere insieme al tavolo dell’incontro con Cesa, Gianmaria Santucci, Regino Brachetti e Francesco Bigiotti?
“E vabbè, questo è l’Udc di Viterbo e ne prendo atto – sogghigna -. Si dice che ogni popolo ha il governo che si merita, evidentemente il partito si riconosce in questa classe dirigente che non è quella che era stata scelta liberamente attraverso il congresso che si era unitariamente concluso sia a livello provinciale che regionale. C’è stato qualcuno, e mi riferisco al segretario nazionale del partito o chi per lui, che ha ritenuto di sconvolgere tutto e di dare un assetto completamente diverso in maniera autoritaria. Ne prendo atto e mi regolo di conseguenza, sentendomi libero di valutare senza suggerimenti di altri”.
Paola Pierdomenico
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