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Vitorchiano - Il 70enne accusato di stalking nei confronti di una barista di 36 anni si difende in aula

“Me ne ero innamorato, ma non l’ho mai pedinata”

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo 

(f.b.) – “Io me ne ero innamorato e quando gliel’ho confessato lei mi ha cacciato dal bar. Da quella volta non sono più entrato, né l’ho mai pedinata”.

Il 70enne di Vitorchiano alla sbarra per stalking nei confronti di una barista di 36 anni si difende spiegando la sua versione dei fatti al giudice Eugenio Turco.

“All’inizio ero un cliente come tutti gli altri – spiega il pensionato in aula – poi mi sono accorto di essermene innamorato e gliel’ho detto. Lei ha reagito male e mi ha cacciato dal bar. Da quella volta non sono più entrato né mi sono mai fermato davanti al bar. Al massimo passando, mi è capitato di guardare dentro, ma nulla di più”.

L’uomo, che è stato già condannato nel 2009 per molestie dalla Corte d’Appello di Roma, sempre nei confronti della stessa donna, assicura di non aver mai avuto intenzione di pedinarla o di seguirla. Semplicemente il paese è piccolo, le zone che lui frequenta sono sempre le stesse e, per coincidenza, gli è capitato di trovarla sul suo percorso.

“Se vado al supermercato – continua il 70enne – e davanti alla mia macchina c’è lei con la sua che fa la stessa strada non vuol certo dire che la seguo. La stessa cosa per quanto riguarda il bar. Finché lavorava in quello di Vitorchiano è normale che ci passavo spesso: sta in fondo alla via principale del paese dalla quale passo per andare a casa. Ora che lavora in un bar a La Quercia la situazione è simile: quella frazione è notoriamente di passaggio, il locale sta su una strada principale di transito”.

L’anziano più che un colpevole si sente semmai vittima di tutta questa vicenda. Vittima perché, a suo dire, sarebbe stato più volte deriso e insultato dalla signora e dal suo compagno.

“Nel luglio del 2010 lei e il compagno mi hanno deriso perché indossavo una maglietta fucsia – continua -. Io passavo di fronte al bar per caso e loro, appena mi hanno visto, hanno cominciato a prendermi in giro. Mi ha dato molto fastidio e quindi il giorno dopo le ho telefonato a casa per dirglielo. In un’altra occasione lei mi ha rivolto parole offensive solo perché mi aveva visto passare e un’altra volta ancora mi ha mostrato il dito medio”.

Una situazione che, sommata alla delusione per l’amore non corrisposto della barista, avrebbe causato non pochi problemi al 70enne. Anche di salute.

“Ha subito una sindrome depressiva – spiega al giudice il medico di famiglia dell’imputato – per la quale gli ho somministrato dei farmaci che però non hanno funzionato. Successivamente, quindi, gli ho consigliato di seguire delle terapie psicologiche che sono tuttora in corso alla Asl di Viterbo. Si è sentito offeso, dileggiato e ridicolizzato dagli avventori del bar e questo ha influito sulla sua personalità”.

Tra l’altro pare che il pensionato abbia anche cercato di avere un incontro chiarificatore con la donna, ma che questo sia stato rifiutato.

“Quando lei mi cacciò – conclude il 70enne – io cercai di parlarle mandandole delle lettere e un mazzo di fiori. Poi più nulla. Dopo quella brusca reazione anche l’amore che provavo per lei è svanito. Poi, dopo la denuncia nei miei confronti, ho provato a chiarire la vicenda chiedendole di parlare in presenza dell’avvocato, il mio o il suo, e con la presenza del suo compagno. Ma a quella richiesta ho ottenuto solo un rifiuto”.

Chiusa la fase dibattimentale, il giudice ha rinviato l’udienza al 4 luglio per la discussione e la sentenza.


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27 giugno, 2013

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