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Vitorchiano - Già condannato per molestie nel 2009, continua a pedinarla e a piazzarsi davanti al suo bar

Si invaghisce della barista, 70enne a giudizio per stalking

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

– Se lo è ritrovato per mesi piazzato davanti al suo bar. Lui non entrava. Ma la sua presenza la angosciava al punto da decidere di denunciarlo più volte in quattro anni.

E’ così che un 70enne di Vitorchiano si è ritrovato alla sbarra prima per molestie e poi per stalking. Per la prima accusa, la Corte d’Appello di Roma lo ha condannato in via definitiva nel 2009. Quanto allo stalking, è in corso il processo davanti al giudice del tribunale di Viterbo Eugenio Turco.

All’udienza di ieri ha parlato la barista 36enne che lo ha denunciato. “Non ce la faccio più – ha detto prima di scoppiare in lacrime -. Sono ossessionata da quest’uomo. Da Vitorchiano sono andata a lavorare in un altro bar alla Quercia, ma neanche questo è bastato. Lui continua a seguirmi o mi aspetta sulla strada che faccio per andare a lavoro”. Poi il crollo emotivo che ha interrotto il suo racconto. La signora se n’è andata in lacrime, lasciando spazio al secondo testimone.

“Una sera mi ha chiesto di accompagnarla fino al parcheggio della macchina – ha spiegato un barista che lavora con lei -. Aveva paura di andare in un posto buio da sola”. Il pm Paola Conti parla di “persecuzione ininterrotta, dal 2009 a oggi”. Per questo ha chiesto per il 70enne il divieto di avvicinamento alla barista. Ma la difesa è sbottata. “Quando ha sporto denuncia, la signora diceva di non essere affatto spaventata – ha fatto notare l’avvocato Enrico Zibellini -. Ci stupisce questa escalation di paura. E’ una persecuzione a danno del mio cliente, non della signora”.

Quello che per l’accusa è stalking, per la difesa era solo un corteggiamento galante. Secondo il suo legale, il pensionato si era semplicemente invaghito della donna. Un affetto sincero e senza secondi fini – lei ha un compagno e un figlio – che il 70enne le aveva confessato in una lettera. A quella lettera ne era seguita un’altra. Poi un mazzo di fiori. E infine i continui passaggi davanti a quel bar a Vitorchiano, che la difesa interpreta in chiave tutt’altro che persecutoria. “E’ il bar dove ha preso il caffè per anni – dichiara Zibellini -. Ora non può più entrarci per rispettare la volontà della signora. Che male c’è se si affaccia ogni tanto per guardare da fuori?”.

Il guaio, per la parte civile rappresentata da Claudia Polacchi, è che l’uomo non si ferma al suo amato bar di Vitorchiano, oggi gestito dal compagno di lei. Si spingerebbe anche fino alla frazione della Quercia, dove la donna ha comprato un altro bar per evitare di incontrarlo. Appostamenti e pedinamenti che, secondo l’accusa, continuano da anni. Nonostante la precedente condanna per molestie.


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6 giugno, 2013

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